La prossima grande opportunità nel settore spaziale: pulire lo spazio?
Nell’orbita terrestre bassa sono già stati tracciati quasi 30.000 oggetti artificiali, e il problema dei detriti spaziali sta evolvendo da una “tragedia dei beni comuni” a un settore commerciale da miliardi di dollari. Astroscale ha registrato un aumento del fatturato annuo del 142%, mentre ClearSpace ha raccolto 30 milioni di dollari in finanziamenti: entrambe le aziende stanno cercando di trasformare la rimozione dei detriti in un’attività simile a quella di un “centro assistenza” spaziale. Tuttavia, la variabile chiave non è la tecnologia, ma la regolamentazione: la responsabilità resta ancora una zona grigia dal punto di vista legale e i contratti governativi sono tuttora la principale fonte di reddito stabile.
L’orbita terrestre bassa sta diventando sempre più affollata e il problema dei detriti spaziali si sta trasformando da una questione scientifica a un’opportunità commerciale. Un gruppo di startup sta puntando sul mercato dei servizi in-orbita e della rimozione dei detriti, cercando di trasformare quella che per molto tempo è stata ignorata come una “tragedia dei beni comuni” in un modello commerciale sostenibile.
Secondo una notizia della CNBC, la scorsa settimana uno stadio superiore inutilizzato di un razzo Falcon 9 di SpaceX, dopo aver orbitato fuori controllo per oltre un anno, si è schiantato contro la Luna, riportando così il tema dei detriti spaziali sotto i riflettori dell’opinione pubblica. Nel frattempo, la piattaforma di tracciamento OrbitRadar mostra che attualmente in orbita ci sono quasi 30.000 oggetti tracciabili, di cui circa 18.500 sono satelliti attivi, mentre il resto sono frammenti o resti di razzi abbandonati.
Il responsabile dei detriti spaziali dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), Tim Flohrer, avverte che anche smettendo di lanciare nuovi satelliti, la quantità totale di detriti in orbita continuerà comunque ad aumentare, con alcune orbite che rischiano di diventare “inutilizzabili”.
In questo contesto, aziende come Astroscale, quotata a Tokyo, e la startup lussemburghese ClearSpace stanno accelerando la loro presenza, posizionando la rimozione dei detriti come porta d’ingresso verso il più ampio mercato della manutenzione e dell’estensione della vita operativa dei satelliti. Attualmente, questo mercato si basa principalmente su contratti governativi; il livello di definizione del quadro normativo determinerà in gran parte se la domanda commerciale potrà veramente decollare.
Minaccia orbitale in crescita esponenziale
L’affollamento dell’orbita terrestre bassa supera l’immaginazione. Una mappa interattiva in tempo reale sviluppata dai ricercatori dell’Università del Texas ad Austin mostra chiaramente la situazione attuale: rottami di vecchi razzi di Stati Uniti e ex Unione Sovietica, satelliti fuori servizio e nuove costellazioni commerciali si dividono lo stesso spazio aereo.
Il Vicepresidente Commerciale di Astroscale, Andrew Faiola, paragona una collisione spaziale a una granata che colpisce un’auto: la nuvola di detriti generata si sparge su orbite imprevedibili, e molti frammenti sono troppo piccoli per essere tracciati da terra, ma abbastanza per danneggiare gravemente un satellite o addirittura perforare la tuta spaziale di astronauti impegnati in attività extraveicolari.
Flohrer sottolinea che la velocità naturale di rientro nell’atmosfera dei detriti non tiene il passo con la velocità con cui si frammentano gli oggetti, il che significa che il problema peggiorerà sempre di più. I satelliti attivi sono costretti a compiere manovre di evitamento sempre più frequenti, consumando carburante e riducendo la loro durata. Le infrastrutture spaziali sono ormai il fondamento dell’economia globale, coprendo settori chiave come transazioni finanziarie, navigazione GPS, previsioni meteorologiche e tracciamento dei missili; il deterioramento dell’ambiente orbitale minaccia direttamente questa base.
Modello commerciale: dai “netturbini” alle “officine 4S” dello spazio
Di fronte a questa sfida, Astroscale e ClearSpace condividono logiche commerciali comuni, ma con differenti punti di enfasi.
Il veicolo spaziale sviluppato da Astroscale gode di alta manovrabilità, potendo avvicinarsi in sicurezza e operare altri veicoli spaziali in orbita. La sua tecnologia principale è il sistema di aggancio magnetico: nell’orbita terrestre bassa gli oggetti volano a 7-8 chilometri al secondo e possono essere in stato di rotazione incontrollata, per cui l’aggancio è estremamente complesso dal punto di vista tecnico. Nell’anno fiscale terminato ad aprile di quest’anno, la società ha registrato una crescita del 142% dei ricavi rispetto all’anno precedente, con un portafoglio ordini in espansione, ma è ancora in perdita e una gran parte dei ricavi proviene da sovvenzioni governative. Faiola afferma che la domanda nel settore della difesa per la loro tecnologia è in aumento e il potenziale per applicazioni militari sta diventando un nuovo driver di crescita.
ClearSpace ha invece una visione più ampia. Il cofondatore e CEO Luc Piguet posiziona l’azienda come uno “strato di servizio dell’infrastruttura spaziale”, paragonandola all’enorme industria della manutenzione sviluppatasi attorno alle infrastrutture stradali, navali e aeree. L’azienda ha già realizzato satelliti dotati di bracci meccanici (“artiglio”) in grado di catturare i detriti e riportarli a distruzione nell’atmosfera o spostarli su orbite cimitero a basso rischio di collisione. Nel 2023 ClearSpace ha chiuso un round di finanziamento da 26 milioni di euro (circa 30 milioni di dollari) e prevede un nuovo round entro la fine dell’anno.
Piguet sottolinea che la comprensione degli investitori verso il settore spaziale è cresciuta significativamente. Tre anni fa, gli investitori chiedevano ancora “come fanno i satelliti a entrare in orbita”, oggi molti hanno già investito in aziende come SpaceX o Rocket Lab e sono in grado di porre domande specialistiche su catena di approvvigionamento e cicli di consegna. Aggiunge inoltre che l’attuale situazione geopolitica in Europa sta accelerando gli investimenti nella difesa e che il momento è “estremamente favorevole”.
Regolamentazione: l'interruttore chiave per la commercializzazione
Nonostante il mercato sembri promettente, la commercializzazione della rimozione dei detriti spaziali deve superare un ostacolo fondamentale: la responsabilità giuridica resta una zona grigia.
L’ESA chiarisce che il suo ruolo non è quello di regolatore; può solo imporre standard di mitigazione dei detriti sulle proprie missioni, definendo la spazzatura spaziale una “tragedia dei beni comuni” e appellandosi alla cooperazione globale. Flohrer riconosce che la conformità degli operatori commerciali agli standard sui detriti spaziali sta lentamente migliorando, ma non abbastanza rapidamente da fermare la crescita dei detriti in orbita.
Faiola richiama come precedente il decommissionamento delle centrali nucleari, sottolineando che la regolamentazione in sé crea il mercato: nessuno mette in dubbio l’obbligo di smantellamento dopo la fine della vita di una centrale, e le aziende esistono proprio perché è la legge a richiederlo. “Abbiamo bisogno che la regolamentazione tenga il passo; a quel punto tutto andrà per il verso giusto”, afferma.
Per gli investitori, questo significa che i tempi della commercializzazione del mercato dipendono in larga parte dall’evoluzione della regolamentazione da parte di governi e istituzioni internazionali — non soltanto da innovazioni tecnologiche o dalla domanda potenziale. Finché il quadro normativo non sarà chiaro, aziende come Astroscale e ClearSpace continueranno a dipendere dai contratti governativi per rimanere operative, in attesa della vera esplosione della domanda commerciale.
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