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Il rendimento dei titoli di stato USA a 10 anni supera il 5%! L'"oracolo" avverte: la svendita non è ancora finita

Il rendimento dei titoli di stato USA a 10 anni supera il 5%! L'"oracolo" avverte: la svendita non è ancora finita

华尔街见闻华尔街见闻2026/09/14 15:46
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Per:华尔街见闻

Steven Barrow, responsabile della strategia G10 di Standard Bank, che a febbraio di quest'anno aveva già previsto un rendimento del 5%, ha rivisto al rialzo le sue previsioni sul rendimento dei Treasury USA a 10 anni portandole al 5,2% per la fine dell'anno, e prevede un ulteriore aumento al 5,3% nel primo trimestre del 2027. Ha dichiarato che le pressioni sulla catena di approvvigionamento, i cambiamenti climatici e le restrizioni sull'offerta di lavoro dovute alla politica migratoria degli Stati Uniti stanno diventando più forti che mai. Nel frattempo il Dollar Index ha registrato un aumento giornaliero massimo dello 0,6%, puntando a ottenere la migliore performance giornaliera dal 17 giugno.

I titoli di Stato statunitensi hanno subito una nuova ondata di forti vendite, con il rendimento del decennale che lunedì ha superato la soglia del 5%, raggiungendo il massimo dal 2023; le preoccupazioni per l'inflazione e le pressioni sul lato dell'offerta risuonano insieme, mettendo sotto pressione il mercato obbligazionario globale.

Il rendimento decennale lunedì ha toccato un picco del 5,01%; l'ultima volta che ha superato il 5% è stato nell'ottobre 2023, e vi era rimasto solo per un giorno prima di correggere al ribasso.

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In questa occasione anche il dollaro si è rafforzato: l’indice spot del dollaro Bloomberg ha registrato lunedì un incremento massimo giornaliero dello 0,6%, puntando al miglior risultato giornaliero dal 17 giugno, mentre tutte le valute del G10 hanno chiuso in calo.

La costante salita dei rendimenti esercita una doppia pressione sui mercati azionari e sull’economia. Essendo il tasso di riferimento per i debiti governativi e aziendali a livello globale, la crescita dei rendimenti del Treasury decennale tende a innalzare i costi di finanziamento, pesando sulle valutazioni azionarie già elevate e rallentando la crescita economica generale.

Attualmente il mercato sta già prezzando una possibile alzata dei tassi da parte della Federal Reserve a partire dal 16 settembre; il mercato dei Treasury rischia così di segnare la prima perdita su base annua dal 2022.

Strategisti che prevedono il 5%: le vendite non sono ancora finite

Steven Barrow, responsabile della strategia G10 di Standard Bank, che fu tra i primi a ipotizzare il 5% già a febbraio, afferma che la fase di vendite è tutt’altro che conclusa. Ha rivisto al rialzo la stima del rendimento decennale per fine anno al 5,2%, prevedendo un ulteriore balzo al 5,3% nel primo trimestre del 2027.

Quando Barrow fece la sua previsione a febbraio, il consenso di mercato si aspettava uno scenario di tagli consecutivi dei tassi da parte della Fed e il rendimento del decennale era inferiore al 4%, perciò la previsione appariva fortemente controcorrente. Oggi, tensioni in Iran, rincari energetici e dati inflazionistici hanno validato la sua visione, rafforzando la sua posizione ribassista.

Barrow sottolinea che le forze strutturali responsabili dell’aumento dei tassi — come le pressioni sulle supply chain globali, gli effetti persistenti del cambiamento climatico e il restringimento delle politiche migratorie che limita l’offerta di manodopera — sono oggi più potenti che mai. Barrow dichiara:

«La mia visione strutturale è che ci troviamo in un regime dove i tassi resteranno alti più a lungo».

Prevede che la Federal Reserve possa aumentare i tassi sia a settembre che a dicembre, mantenendo poi i livelli di breve termine invariati fino alla fine del 2027.

Aumento delle aspettative inflazionistiche, scatenata una nuova ondata di vendite

I fattori scatenanti di questa ondata di vendite sono molteplici. Dopo azioni militari degli Stati Uniti contro l’Iran, le forniture energetiche dal Medio Oriente sono state colpite e il prezzo del petrolio è salito notevolmente: il WTI lunedì è rimasto sopra i 100 dollari al barile, spingendo al rialzo le aspettative di inflazione.

Parallelamente, il dato dell'indice dei prezzi al consumo di agosto è risultato superiore alle aspettative, rafforzando l’idea di nuovi rialzi dei tassi da parte della Fed tra gli operatori di mercato.

Mancano meno di due mesi alle elezioni di midterm negli Stati Uniti, e il rendimento decennale è già cresciuto di oltre un punto percentuale rispetto ai livelli anteriori all’inizio del conflitto con l’Iran. In precedenza, il Segretario al Tesoro Besent aveva adottato misure straordinarie, come l’aumento del riacquisto di titoli a lunga scadenza, per tentare di abbassare i rendimenti di lungo periodo, ma i risultati sono stati modesti e la pressione di vendita non si è placata.

Forze strutturali spingono al rialzo i rendimenti globali a lungo termine

Questa ondata di vendite sui Treasury non rappresenta un fenomeno isolato, ma riflette pressioni strutturali molto più profonde. L’indicatore del costo globale del debito pubblico ha raggiunto il livello più alto dal 2007; gli investitori chiedono un premio più alto per detenere titoli a lunga scadenza mentre la competizione per il capitale tra governi e imprese si fa sempre più intensa.

Il disavanzo federale statunitense continua ad allargarsi: il mercato dei Treasury è cresciuto dai circa 4,5 trilioni di dollari nel 2007 agli attuali 32 trilioni, con il rapporto debito/PIL ormai superiore al 100%.

Fitch Ratings ha lanciato un avvertimento, sostenendo che la capacità degli Stati Uniti di assorbire eventuali shock economici futuri si sta progressivamente riducendo. Il boom delle infrastrutture legate all’intelligenza artificiale comporta sia una nuova, massiccia offerta di debito, sia un costante stimolo all’economia reale, aggravando ulteriormente le pressioni sul mercato obbligazionario.

Zach Griffiths, responsabile della strategia credito investment grade e macro presso CreditSights, afferma: «Ci sono molte motivazioni profonde per cui l’aumento dei tassi rappresenta la traiettoria di minor resistenza oggi». Secondo lui, il rendimento decennale potrebbe muoversi ancora verso il 5,5%.

Dollaro forte, ma gli analisti restano divisi sulle prospettive future

L'aumento dei rendimenti dei Treasury sostiene il dollaro, ma alcuni strategisti restano cauti sulla sostenibilità della tendenza.

Meera Chandan, co-responsabile della strategia valutaria globale presso J.P. Morgan, sottolinea che recentemente il dollaro ha sottoperformato rispetto ai fondamentali: «Il livello elevato dei prezzi energetici, il dato forte sull’inflazione e l’occupazione di agosto, insieme al tono hawkish del Presidente della Fed Walsh a Jackson Hole, avrebbero dovuto rafforzare il biglietto verde, ma i risultati sono stati inferiori alle aspettative».

Chandan resta comunque positiva sul dollaro, specie contro valute a basso rendimento come la corona svedese e il dollaro canadese.

Elias Haddad, responsabile della strategia globale presso Brown Brothers Harriman & Co., avverte invece che il dollaro affronta rischi asimmetrici: in caso di scenario hawkish, il potenziale di apprezzamento è limitato, viste le aspettative di mercato che già prezzano oltre 100 punti base di rialzi in 12 mesi; al contrario, uno scenario più dovish porterebbe rischi ribassisti più pronunciati.

Sul fronte delle opzioni, l’indicatore della risk reversal a un mese sull’indice del dollaro è tornato in positivo per la prima volta dal 2 settembre, segnalando che gli operatori stanno scommettendo su un rafforzamento ulteriore della divisa USA.

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