Morgan Stanley dà a SpaceX (SPCX.US) una nuova etichetta: "cuscinetto di sicurezza" nell'instabilità dell'AI, prezzo obiettivo fissato a 300 dollari
In mezzo a una svendita panica delle azioni legate all'AI, Adam Jonas, analista di Morgan Stanley, ha trasmesso ai clienti un giudizio piuttosto anticonvenzionale: SpaceX potrebbe essere proprio il titolo AI con una proprietà difensiva relativamente più forte in questa fase di turbolenza.
Secondo quanto riportato da Finanza Intelligente APP, dalla scorsa settimana è scoppiato un acceso dibattito nel settore tecnologico fino ai mercati finanziari riguardo all’opportunità di “rallentare attivamente” lo sviluppo dei modelli AI più avanzati. Il CEO di Anthropic, Dario Amodei, il 12 settembre ha pubblicato un piano in tre fasi chiedendo di “definire il ritmo di sviluppo per l’AI avanzata”; Sam Altman di OpenAI ha dichiarato successivamente di voler adottare la proposta di Amodei di prevedere “valutatori indipendenti con livelli di accesso da dipendenti”, mentre persino Elon Musk, noto per il suo approccio aggressivo, si è unito in maniera inusuale a questo schieramento. Nel primo giorno di borsa dopo la diffusione della notizia, i titoli tecnologici globali hanno subito un tracollo.
Tuttavia, mentre si assisteva a una vendita panica dei titoli legati all’AI, l’analista di Morgan Stanley Adam Jonas ha espresso ai clienti un’opinione piuttosto controcorrente: SpaceX (SPCX.US) potrebbe rivelarsi un titolo AI dalla funzione difensiva più forte in questa fase di volatilità. Nel report pubblicato il 15 settembre, Jonas ha ribadito il suo rating “overweight” su SpaceX e un target price di 300 dollari, offrendo le seguenti motivazioni.
Diversificazione alla base: non solo un “titolo AI”
Jonas apre il report con una dichiarazione piuttosto onesta: “Non si può avere tutto”. In altre parole, gran parte degli investimenti e della crescita futura degli utili di SpaceX è effettivamente guidata dal business AI delle imprese; qualsiasi rallentamento sostanziale nel settore AI rappresenterebbe un vento contrario per il titolo. D’altronde, c’è un altro lato della medaglia: la struttura dei ricavi di SpaceX non dipende esclusivamente dalla narrativa sulla potenza di calcolo dell’AI.

Secondo il report finanziario pubblicato dalla società il 4 agosto 2026, gli abbonati globali a Starlink hanno raggiunto i 12 milioni, raddoppiando rispetto ai 6 milioni dell’anno precedente, con un incremento netto trimestrale di 1,7 milioni. L’espansione costante della clientela aziendale e governativa rende Starlink la principale fonte di ricavi per SpaceX. Secondo Jonas, la crescita di questo business “cash cow” deriva dalla penetrazione di mercato delle comunicazioni satellitari stesse e non dal ciclo di investimenti AI del settore.
Nel frattempo, il programma Starship di SpaceX avanza secondo il proprio ritmo. Secondo l’ultimo annuncio della FAA statunitense, il quattordicesimo lancio di Starship è stato riprogrammato non prima del 22 settembre dalla base Starbase in Texas. Durante questa missione si tenterà per la prima volta l’orbita e il dispiegamento di veri satelliti Starlink. Ancora più interessante sarà il quindicesimo volo: se la missione 14 avrà successo, SpaceX prevede un altro lancio in meno di 30 giorni, cercando di catturare contemporaneamente il booster Super Heavy e la nave Starship mediante il braccio meccanico “bacchette” della torre di lancio nella missione 15, una fase chiave per validare un sistema completamente riutilizzabile.
Secondo Jonas, il ritmo dei lanci Starship rappresenta una tipica pietra miliare ingegneristica, quasi del tutto indipendente dai progressi dell’addestramento dei modelli AI o dai giochi regolamentari.
Opzione a lungo termine: AI orbitale e cooperazione con robotica
Se Starlink e Starship costituiscono i “fondamentali non-AI” di SpaceX, il progetto di potenza di calcolo spaziale rappresenta invece secondo Jonas un’opzione a lungo termine. All’inizio del 2026, SpaceX ha chiesto alla FCC l’autorizzazione al lancio di fino a un milione di satelliti per data center. A luglio, la società ha reso pubblico il progetto di data center orbitale chiamato “Starmind”: il primo satellite AI1 è dotato di una potenza di picco di circa 150kW, con pannelli solari da 70 metri di apertura alare e sistema di raffreddamento a liquido. SpaceX ha inoltre stretto una collaborazione con Nvidia (NVDA.US), sviluppando una versione del sistema di calcolo AI ottimizzata per l’ambiente spaziale e basata sull’architettura Vera Rubin NVL72, con il primo lancio previsto per il quarto trimestre 2027.
Jonas ammette che il concretizzarsi su larga scala di questa visione non avverrà probabilmente prima del 2030, trattandosi sostanzialmente di un’opzione molto a lungo termine. Segnala però che il mercato attualmente non attribuisce quasi alcun valore alla cooperazione tra SpaceX e Tesla (TSLA.US) nella robotica e nella produzione di chip in loco.
Stando alle informazioni pubbliche, le due aziende stanno collaborando al progetto di produzione semiconduttori “Terafab”, finalizzato all’integrazione di chip logici, memoria, packaging e test nello stesso impianto per fornire componenti sia all’umanoide Optimus e al Cybercab di Tesla che ai data center spaziali di SpaceX. Tesla è già azionista di SpaceX e le due società hanno siglato accordi di collaborazione che comprendono Terafab e progetti congiunti come “Optimus digitale”. Musk stesso ha descritto questo rapporto come “mutua dipendenza”, avvertendo che “senza Terafab, la capacità di Tesla di aumentare la produzione di Optimus sarà limitata”.
Flessibilità finanziaria: ampia liquidità, prestiti mirati
Sul fronte dello stato patrimoniale, Jonas sottolinea in particolare l’autonomia gestionale di SpaceX nella pianificazione del capitale. Alla fine del secondo trimestre, la società detenva circa 100 miliardi di dollari di liquidità totale e circa 6 miliardi di liquidità netta.
Jonas prevede che in futuro la società ricorrerà pesantemente al mercato obbligazionario, portando il rapporto debito/EBITDA tra 1,5 e 2 volte, ma con la chiave che ritmo e dimensione saranno pienamente sotto il controllo della gestione — “Spenderà solo quanto può prendere a prestito, e solo se il piano commerciale funziona”. Dopo la quotazione in borsa, SpaceX ha ottenuto rating investment grade dalle tre maggiori agenzie internazionali e ha già emesso commercial paper unsecured a breve termine per 20 miliardi di dollari, destinati a rimborsare un prestito ponte in scadenza l’anno successivo. Questa capacità di finanziamento rappresenta un ulteriore cuscinetto nel caso di uno scenario di rallentamento per l’AI.
Valutazione: il mercato quasi non considera il business AI
Dal punto di vista della valutazione, Jonas calcola che circa tre quarti dei 2.000 miliardi di dollari di market cap stimati per SpaceX siano generati dalle attività spaziali e di comunicazione. Escludendo il business AI, il prezzo delle azioni (circa 125 dollari) deriva da circa 8 dollari per il business spaziale e 118 dollari per le comunicazioni satellitari; mentre al prezzo attuale, il business AI (enterprise AI più X e Grok) riceve solo circa il 10% del valore implicito, ovvero circa 17 dollari per azione (basato su una stima di 183 dollari per il business AI). Già a luglio Jonas aveva affermato che “SpaceX a 100 dollari significa il valore AI è azzerato”.
Ha inoltre fatto una stima di sensitività: ogni 1 GW aggiuntivo di potenza nominale (50 dollari per Watt, 70% di margine incrementale, 10x capitalizzazione EBITDA) può generare circa 27 dollari per azione, pari al 15–20% dell’attuale prezzo del titolo. Morgan Stanley prevede per SpaceX una potenza AI di 4,9 GW nell’anno fiscale 2027, mentre la società punta a “quasi 10 GW”.

Il “fattore Musk”
Il quinto motivo di Jonas riguarda ancora la persona di Musk. Nel report scrive che, nell’osservazione dello stile manageriale del CEO negli ultimi vent’anni, “non è il tipo che spreca una buona crisi”. Le performance di Tesla durante l’“inferno della produzione” tra il 2018 e il 2019 e durante la pandemia tra il 2020 e il 2021 rappresentano per Jonas prove storiche della capacità dell’azienda di ottenere risultati operativi e in borsa in situazioni di forte pressione.
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