Il gruppo di hacker che si fa chiamare “iamnotavillain” ha pubblicamente richiesto un riscatto di 3 milioni di dollari in Monero alla fintech londinese Revolut, minacciando di vendere i dati rubati dei clienti entro 24 ore se non verrà effettuato il pagamento. Il gruppo ha pubblicato la richiesta su un sito del dark web mercoledì 16 settembre, pochi giorni dopo che Revolut aveva confermato una violazione che ha esposto i documenti di identità di circa 680 clienti europei.
Come gli attaccanti hanno raggiunto i dati di Revolut
Gli attaccanti hanno ottenuto i dati utilizzando un account email istituzionale compromesso appartenente alla prefettura di Reggio Calabria, in Italia, permettendo loro di inviare richieste che sembravano provenire da un ente governativo, secondo quanto dichiarato dai procuratori italiani. Revolut ha confermato l’incidente la scorsa settimana e ha affermato che i fondi dei clienti non sono stati toccati, anche se documenti di identità, date di nascita e dati di contatto sono stati esposti. L’azienda aveva già descritto la richiesta governativa falsa che ha compromesso le informazioni dei clienti, parlando di una sofisticata truffa di impersonificazione esterna. Gli investigatori stanno ancora cercando di stabilire se l’account email istituzionale da cui provenivano le richieste sia stato infiltrato o clonato, indice della cura con cui è stata preparata l’operazione.
Una richiesta pubblica di 3 milioni di dollari in Monero
Gli hacker affermano di possedere 147 gigabyte di dati tra cui passaporti, patenti di guida, documenti di identità e fotografie, e hanno minacciato di vendere il materiale ad altre organizzazioni criminali se il pagamento non dovesse arrivare entro 24 ore. Il Financial Times ha osservato che la pubblicazione di una richiesta di riscatto è insolita, poiché normalmente i tentativi di estorsione vengono effettuati prima in privato e resi pubblici solo se la vittima si rifiuta di negoziare.
La risposta di procuratori e autorità di controllo
La Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo italiana sta lavorando sul caso, e i procuratori di Reggio Calabria stanno valutando il reato di intrusione in un sistema informatico di interesse pubblico. Gli investigatori hanno dichiarato che l’operazione sembra essere durata mesi e stanno ancora determinando se sia stato compromesso un computer presso la prefettura o presso il Ministero dell’Interno italiano. L’autorità italiana per la protezione dei dati ha avviato controlli e ha contattato la sua controparte in Lituania, dove si trova la sede legale di Revolut. L’incidente è solo l’ultimo di una serie di attacchi che sfruttano richieste di dati governativi per accedere a informazioni private dei clienti.

