L'aumento dei tassi non cambia la logica rialzista! Goldman Sachs: il rally a breve termine si prevede rallenti, ma si mantiene la previsione di 5.400 dollari entro la fine del 2027
Dopo l'aumento dei tassi d'interesse da parte della Federal Reserve, l'obiettivo di prezzo dell'oro di Goldman Sachs è cambiato, ma la società rimane comunque rialzista.
Secondo quanto riportato da Intelligente Finanza APP, la reazione "da manuale" ad un rialzo dei tassi della Federal Reserve è molto semplice: i rendimenti obbligazionari aumentano, il dollaro si rafforza e, di conseguenza, l'oro – che non paga interessi – diviene meno attraente per gli investitori rispetto ad altri asset. È proprio ciò che è appena accaduto, ma una delle banche più grandi di Wall Street avverte i clienti: non abbandonate subito questa posizione. Da oltre un anno, Goldman Sachs continua a difendere la propria posizione rialzista sull'oro, indipendentemente dai tagli, rialzi o oscillazioni dei tassi d'interesse. Nel suo ultimo report, la banca afferma di credere ancora nelle potenzialità di crescita di questo metallo prezioso—anche se la Federal Reserve, al momento, sembra muoversi nella direzione opposta.
Goldman Sachs resta ottimista sull’oro dopo il rialzo dei tassi
Nel report pubblicato il 18 settembre, Goldman Sachs ha confermato il suo outlook positivo sull’oro, avvisando gli investitori che l’aumento dei tassi da parte della Federal Reserve dovrebbe rallentare, ma non interrompere, il trend rialzista in corso. Questo report è stato diffuso il 16 settembre, dopo la decisione della Fed; attualmente, gli economisti di Goldman Sachs prevedono un altro aumento a ottobre.
L’analista Lina Thomas ha ribadito la previsione di un prezzo dell’oro a 5400 dollari l’oncia entro la fine del 2027, rimanendo fedele a questo target nonostante l’attuale contesto di tassi meno favorevoli. Ha rivisto al ribasso la stima del fair value per fine 2026 da 4900 a 4650 dollari l’oncia—un valore comunque significativamente superiore rispetto al prezzo spot recente, che si aggira attorno ai 4350 dollari. Inoltre, ha sottolineato che la maggior parte degli effetti del ciclo restrittivo sono già stati scontati dalla domanda degli exchange-traded fund (ETF).
Nonostante il recente ritocco al ribasso delle stime, la vision di lungo periodo di Thomas rimane invariata. Ha affermato che la Federal Reserve potrebbe comunque tagliare i tassi tre volte fra settembre 2027 e marzo 2028, mantenendo invariato il tasso terminale rispetto alle ipotesi precedenti di Goldman Sachs. Questo impianto è coerente con l’orientamento generale del report della banca.
Gli acquisti delle banche centrali restano un motore fondamentale
Thomas ha scritto che Goldman Sachs si aspetta che l’oro continui a "salire gradualmente" (grind higher), ritenendo che acquisti superiori alle previsioni da parte delle banche centrali possano compensare l’effetto frenante dei tassi più alti.
Per le previsioni complessive di Goldman Sachs, il recente rumore generato dai tassi d’interesse non è tanto importante quanto una forza strutturale: le banche centrali stanno acquistando oro fisico a un ritmo molto superiore alle medie storiche. Gli acquisti si attestano ora a circa 91 tonnellate mensili, ben oltre la media di appena 17 tonnellate al mese registrata prima del 2022. Goldman Sachs attribuisce quasi totalmente all’effetto di questa domanda la crescita prevista del 23% del prezzo dell’oro entro fine 2027.
Questo pattern non è una novità in questo ciclo. Il team commodities di Goldman Sachs ha ripetutamente sottolineato che gli acquisti costanti delle banche centrali costituiscono un pilastro della propria tesi rialzista—anche quando catalizzatori di breve termine come la politica della Fed o i flussi sugli ETF puntano nella direzione opposta.
All’interno di questa tendenza più ampia, la Cina si è confermata un compratore particolarmente stabile. La Banca Centrale Cinese, a gennaio, ha esteso a 15 mesi il periodo d’acquisti consecutivi, proseguendo con ulteriori incrementi fino a raggiungere 22 mesi consecutivi ad agosto. Questo fenomeno è parte della più ampia diversificazione delle riserve nei mercati emergenti, che gli analisti di Goldman Sachs identificano come fattore strutturale chiave alla base del recente rialzo.
Goldman Sachs collega inoltre parte della domanda a quella che definisce "debasement trade"—ovvero la crescente preoccupazione degli investitori istituzionali e degli high-net-worth individual sull’evoluzione del debito pubblico e sulla perdita, nel tempo, della credibilità delle policy monetarie. Secondo Goldman Sachs, queste esposizioni sono strutturali piuttosto che tattiche, motivo per cui la banca non si aspetta una loro rapida liquidazione—anche in presenza di oscillazioni sui tassi a breve termine.
Prospettive altalenanti
Nell’ultimo anno, gli obiettivi di prezzo di Goldman Sachs hanno subito diverse revisioni, in concomitanza con un periodo particolarmente turbolento sia per l’oro che per la politica monetaria della Fed. Già nell’ottobre 2025, la banca fissava l’obiettivo per l’oro al quarto trimestre 2026 ipotizzando altri tre tagli ai tassi prima dell’inizio del 2026. Nel corso del tempo, il target è stato gradualmente rivisto al rialzo: a gennaio, portato a 5400 dollari, e mantenuto tale fino ad aprile. In quel periodo, Goldman prevedeva anche una ripresa delle posizioni ETF occidentali a seguito dell’allentamento della politica monetaria USA, mentre le preoccupazioni degli investitori su sostenibilità fiscale e "debasement trade" continuavano a crescere.
Questo ottimismo ha subìto una battuta d'arresto a giugno—quando Goldman Sachs ha rivisto le proprie previsioni, escludendo ulteriori tagli dei tassi nel 2026. In precedenza, dati economici e sull’occupazione superiori alle aspettative, accompagnati da una Fed più aggressiva, avevano spinto la banca a posticipare le riduzioni previste da dicembre 2026 e marzo 2027 a giugno e dicembre 2027.
Le dichiarazioni più recenti rappresentano l’ultimo adeguamento di questa strategia: revisioni al ribasso del breve termine (2026) ma mantenimento dei target di lungo termine (2027) inalterati. Questo modus operandi conferma l’approccio di Goldman Sachs a questa fase ciclica: modificare le tempistiche, senza rinunciare ai principi di fondo.
Cosa dovrebbero monitorare ora gli investitori?
Thomas sottolinea che, secondo le sue previsioni, resta più probabile un maggiore upside che downside. Il mercato continua a vedere l’oro come uno strumento efficace di copertura macro, il che significa che, se i prezzi continueranno a salire, le posizioni in opzioni call potrebbero generare ulteriore potenzialità di crescita.
Questo non significa, tuttavia, che Goldman Sachs ignori completamente il rischio di ribasso. Thomas avverte chiaramente che “se la Federal Reserve dovesse adottare una linea ancora più hawkish, ciò potrebbe causare aggiustamenti di mercato più bruschi rispetto al passato”; dunque, anche in un quadro di fondo rialzista, non si possono escludere forti oscillazioni future. Un atteggiamento prudente, in linea con le attese elaborate dalla banca all’inizio dell’anno.
Per gli investitori che osservano il mercato dall’esterno, la priorità non è focalizzarsi su un singolo prezzo obiettivo, ma monitorare gli stessi indicatori cui Goldman Sachs ha dato priorità quest’anno: le sorprese di politica monetaria dalla Federal Reserve di Washington, i dati sugli acquisti delle banche centrali diffusi dal World Gold Council, e, non appena i tassi torneranno davvero a scendere, la tenuta delle strategie di debasement trade.
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