La "fine" della de-globalizzazione: una storica battaglia per i metalli!
Con la continua contrazione delle scorte liberamente disponibili, la logica di pricing del mercato si è spostata da una crescita della domanda a una competizione per le limitate disponibilità fisiche. Deutsche Bank ha lanciato un avvertimento: il prezzo del rame è sostenuto da forti forze rialziste.
Secondo quanto riportato, l'analista di Deutsche Bank Daniel Ghali prevede cheil prezzo del rame salirà a 22.050 dollari per tonnellata nel secondo trimestre del 2027, oltre il 50% in più rispetto ai 14.458,50 dollari della London Metal Exchange (LME) di lunedì.
Ghali ha descritto l'attuale mercato come una “storica battaglia per i metalli”, dove gli acquirenti stanno gareggiando per assicurarsi una fornitura fisica sempre più limitata.
Secondo Ghali,la tendenza alla de-globalizzazione sta dividendo il pool di fornitura unificato formatosi nell’epoca della globalizzazione, trasformandolo gradualmente in sistemi di stoccaggio controllati dai singoli paesi. L’accelerazione di questo processo ha ampliato il divario tra le scorte contabili e le reali disponibilità di mercato, aumentando anche la sensibilità del prezzo del rame a qualsiasi shock dal lato dell’offerta.
Il 71% delle scorte potrebbe essere bloccato, emerge una crisi di liquidità dell'offerta
Deutsche Bank rileva che il continuo processo di accumulo delle scorte da parte degli Stati Uniti sta ulteriormente cambiando la distribuzione globale delle riserve di rame.
La banca stima chela domanda di accumulo indotta dai dazi americani potrebbe portarea 1,3 milioni di tonnellate di acciaio bloccate in magazzino entro la fine dell'anno.Il rapporto di ricerca mette in guardia:
La combinazione di de-globalizzazione e decenni di sottovalutazione degli investimenti nella catena dell’offerta ha reso il sistema vulnerabile.
Se la tendenza attuale dovesse continuare, entro la fine dell'anno le scorte di rame detenute complessivamente dagli Stati Uniti e dai principali mercati di consumo asiatici potrebbero rappresentare il 71% della fornitura globale, comprimendo ulteriormente la disponibilità di risorse fisiche per le altre regioni.
Anche se gli Stati Uniti non dovessero imporre dazi sul rame, il materiale potrebbe non tornare comunque sui mercati internazionali.Poiché il prezzo dei futures sul rame negli Stati Uniti è superiore a quello della LME e quest'ultima dispone di magazzini negli Stati Uniti, una volta che il materiale entra nel sistema statunitense, anche se il premio dovesse ridursi, potrebbe continuare a circolare tra diversi depositi all'interno del mercato USA invece che ritornare sui mercati mondiali.
L’analisi suggerisce che, mentre i vari paesi enfatizzano sempre più la sicurezza delle catene di approvvigionamento e accumulano grandi quantità di materie prime strategiche, il rame non circola più liberamente come in passato sul mercato globale e la quantità accessibile agli altri acquirenti diminuisce, portando a una vera e propria competizione per il fisico.
Scenario estremo: le scorte liberamente disponibili potrebbero avvicinarsi a zero
Ghali avverte inoltre che, se il trend dell’accumulo dovesse continuare,entro la fine del 2028 le scorte liberamente disponibili potrebbero avvicinarsi allo zero.Ha aggiunto che questo sarebbe il punto critico dove il mercato dovrebbe frenare la domanda o spingere i prezzi al rialzo per riportare l’equilibrio.
L’attuale prezzo del rame non è ancora abbastanza elevato da indurre una sostituzione massiccia della domanda.Sebbene l’alluminio offra un vantaggio di costo e possa sostituire il rame in alcuni casi, la sua minore efficienza nella conduzione elettrica implica che la sostituzione su larga scala avverrà solo se il prezzo del rame aumenterà molto di più.
Ciò significa che, finché il prezzo non sarà abbastanza alto da modificare il comportamento degli utenti finali, la carenza di offerta continuerà a sostenere il prezzo del rame.
Ghali sottolinea anche che l’attuale mercato del rame fatica a gestire simultaneamente molteplici pressioni, tra cui il continuo accumulo statunitense, l’ulteriore domanda di stockaggio, le interruzioni dell’offerta di rame raffinato e un restringimento inaspettato dell’equilibrio tra domanda e offerta a livello globale. Se questi fattori dovessero agire insieme, l’ascesa dei prezzi potrebbe superare le aspettative del mercato.
Deutsche Bank prevede un prezzo medio del rame di 20.900 dollari nel 2027
Deutsche Bank prevede cheil prezzo medio del rame nel 2027 raggiungerà i 20.900 dollari per tonnellata, toccando i 22.050 dollari nel secondo trimestre; mentre la media del 2028 scenderà a 18.500 dollari, riflettendo le attese di un ritorno graduale dell’equilibrio dopo un periodo di elevata tensione di mercato.
A breve termine, il prezzo del rame ha ancora molto margine rispetto a questo obiettivo. Lunedì il prezzo della LME è sceso dell’1,33%, chiudendo a 14.428,50 dollari per tonnellata.
La distanza tra il prezzo attuale e l'obiettivo Deutsche Bank per il 2027 supera ancora il 50%, a testimonianza del fatto che il percorso verso uno scenario di estrema scarsità non sarà lineare: politiche tariffarie, capacità di raffinazione e variazioni effettive della domanda saranno ancora cruciali per determinare se questa fase di tensione si trasformerà in una vera e propria crisi dell’offerta.
“Possedere il collo di bottiglia” diventa il nuovo tema emergente a Wall Street
L’allarme sulle forniture di rame non rappresenta un segnale isolato, ma fa parte del contesto più ampio del super-ciclo delle commodity.
La teoria del “long e cintura di sicurezza” proposta lo scorso agosto dall’ex responsabile della ricerca sulle materie prime di Goldman Sachs, Jeff Currie, trova crescenti riscontri nel mercato.Il rafforzamento del mercato fisico, la pressione della svalutazione valutaria e l’incrocio di politiche pubbliche stanno creando le condizioni per una rivalutazione strutturale delle risorse rare.
La scorsa settimana anche gli analisti di Stifel Metals hanno citato dati a supporto del trend di irrigidimento dell’offerta di materiali strategici.
Il tema di investimento "possedere il collo di bottiglia", che riguarda raffinati petroliferi, terre rare, metalli industriali e alcune materie prime agricole, sta ottenendo riconoscimento a Wall Street e potrebbe consolidarsi tra una platea sempre più ampia di investitori istituzionali.
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