Il Partito Democratico distrugge la frenesia dei data center? Goldman Sachs “va controcorrente”: alza le previsioni!
Goldman Sachs ha rivisto al rialzo le previsioni di spesa per la costruzione di data center negli Stati Uniti, portando le aspettative per il 2026 da 67 miliardi a 80 miliardi di dollari e fornendo per la prima volta una stima di 125 miliardi di dollari per il 2028. Nonostante il provvedimento di sospensione in Texas abbia scatenato il panico nel mercato, Goldman Sachs ritiene che si tratti essenzialmente di un rinvio e non di una cancellazione, sottolineando che la resilienza complessiva del ciclo di costruzione rimane intatta. Tuttavia, gli sviluppatori altamente indebitati affrontano rischi concreti di aumento dei costi di finanziamento e di annullamento dei contratti.
Il boom della costruzione di data center negli Stati Uniti sta incontrando venti contrari politici, ma Goldman Sachs ritiene che il ciclo sia tutt’altro che finito.
Con la neo-governatrice del Texas, Gina Hinojosa, che chiede una sospensione immediata per i data center, il sentiment di mercato è peggiorato rapidamente. Il Nasdaq è sceso del 6% in una sola settimana, l’indice di momentum dell’AI ha segnato la quinta peggior performance della storia e lo spread dei credit default swap sui data center ha raggiunto nuovi massimi storici.
Tuttavia, Goldman Sachs ha rivisto al rialzo le previsioni, alzando la stima di spesa per la costruzione di data center negli Stati Uniti nel 2026 da 67 a 80 miliardi di dollari, per il 2027 da 87 a 100 miliardi di dollari e fornendo per la prima volta una stima di 125 miliardi di dollari per il 2028.
Nelle due più recenti ricerche, Goldman Sachs sottolinea che la riserva di progetti di data center negli Stati Uniti è ben superiore alla fragilità suggerita dalle preoccupazioni di mercato — attualmente sono in costruzione progetti per 86 GW e ci sono circa 900 miliardi di dollari di progetti ad alta probabilità in attesa di avvio, con la crescita della spesa accelerata fino al 90% su base annua già prima dell’inizio del ciclo elettorale.
Gli analisti Adam Bubes (ingegneria e costruzioni) e Michael Ng (IT hardware) di Goldman Sachs giungono a una conclusione identica: l’incertezza a livello politico ha portato a rinvii di alcune attività progettuali, ma non ridurrà la dimensione complessiva del mercato.
86 GW già avviati, la scala dei progetti molto superiore agli attuali livelli di spesa
L’accelerazione di questo ciclo di costruzione era già evidente prima delle elezioni.
Secondo i dati del Census Bureau statunitense citati da Goldman Sachs, la crescita della spesa per la costruzione di data center è passata dal 55% su base annua di giugno 2024 al 90% di settembre, con il numero di nuovi progetti nel terzo trimestre "sensibilmente aumentato" e una scala annualizzata vicina ai 100 miliardi di dollari.
Bubes, partendo dal database di tracking dei progetti Aterio (aggiornato a fine ottobre), suddivide i progetti in costruzione in tre categorie: progetti già avviati, progetti ad alta probabilità già annunciati ma non ancora iniziati e altri progetti, valutando ciascuno a circa 3,5 miliardi di dollari per GW di costi di costruzione (escluse server, rack, GPU e apparecchiature di rete).
Per i circa 86 GW di progetti già avviati, la spesa di costruzione ammonta a circa 300 miliardi di dollari, pari a sei volte i 50 miliardi stimati per tutto il 2025, con oltre 200 miliardi di dollari di investimenti ancora da completare.
Secondo Goldman Sachs, aggiungendo i progetti ad alta probabilità già annunciati, la scala totale dei progetti sale a circa 900 miliardi di dollari; includendo anche quelli a probabilità medio-bassa, la scala di opportunità teorica si espanderebbe fino a circa 1900 miliardi.
Perfetta coerenza fra dati di capacità e di costruzione
Guardando dal lato dell’offerta di capacità, Michael Ng giunge a conclusioni simili.
Attualmente gli Stati Uniti dispongono di 57 GW di capacità attiva di data center, con altri 9 GW in costruzione, attesi raggiungere i 65 GW entro la fine del 2026. Basandosi su 78 GW di progetti in costruzione tracciati da Aterio, si prevede che la capacità netta aggiuntiva tra il 2027 e il 2030 possa portare la capacità totale americana a raddoppiare fino a 143 GW.
La valutazione chiave di Ng è che la sola capacità "a basso rischio" in costruzione basta a sostenere le stesse previsioni di Goldman Sachs. Tradotta in carico IT con un’efficienza d’uso della potenza (PUE) di 1,5, i progetti in corso aggiungeranno nel 2027/2028/2029 rispettivamente 22/24/5 GW-IT netto, dati che coincidono con le stime Goldman Sachs (20/24/23 GW-IT).
In altre parole, le previsioni di capacità di Goldman Sachs per il 2027 e il 2028 sono già di fatto realizzate. Solo dal 2029 in poi occorrerà fare affidamento sui progetti già annunciati ma non ancora avviati.
Ng segnala tuttavia un aspetto importante: la definizione "in costruzione" di Aterio comprende attività preliminari come sgombero, livellamento e posa delle condutture, che spesso iniziano prima ancora della firma degli accordi di locazione. Se venisse imposto uno stop, i progetti già avviati ma senza accordo di fornitura elettrica o permessi ambientali rischierebbero comunque di subire impatti.
Stop in Texas: ritardo ma non fine
Il cuore del rischio politico odierno è rappresentato dal Texas.
Nei cinque stati più prudenti verso i data center (Texas, Ohio, Nevada, Georgia, Michigan), la capacità totale di progetti in corso e ad alta probabilità pesa per circa il 42%, con il Texas da solo responsabile del 26% della capacità netta aggiuntiva tra il 2026 e il 2030.
Tuttavia Goldman Sachs fa una distinzione cruciale sulla natura di questi stop. Nel rapporto Ng precisa che "si tratta di una sospensione, non di un divieto o cancellazione", che si traduce in un ritardo dell’entrata in funzione (con possibili cancellazioni dei contratti in alcuni casi), costi di finanziamento superiori, minor vantaggi fiscali e aumento della spesa in infrastrutture.
Bubes aggiunge una osservazione spesso sottovalutata dal mercato: il cronoprogramma 2028 era comunque troppo ottimistico già prima di qualunque voto — teoricamente sarebbero dovuti entrare in funzione circa 55 GW di capacità quell’anno, "molto più della velocità storica di entrata in esercizio".
Goldman Sachs aveva già previsto slittamenti spontanei per alcuni progetti; la sospensione voluta dalla nuova governatrice del Texas, Gina Hinojosa, è solo una giustificazione politica a tali ritardi, non un ulteriore fattore di riduzione complessiva dei progetti.
Gli economisti di Goldman Sachs prevedono inoltre che le sospensioni saranno condizionate e relativamente brevi, mentre qualsiasi nuova legge federale richiederebbe l’appoggio bipartisan del Senato, il che la rende incerta.
Per il Texas, secondo l’analista Wells Fargo Jerry Revich, il periodo ordinario della legislatura andrà dal 12 gennaio al 31 maggio 2027, e questa finestra potrebbe coincidere con la durata della sospensione; il prossimo nodo chiave sarà il rapporto di audit sui data center texani previsto per il 10 dicembre.
Le big cloud non rallentano la spesa
Anche dal lato della domanda non si registrano segnali di cedimento. I dati Goldman Sachs indicano che la spesa in conto capitale delle big cloud dovrebbe raggiungere circa 800 miliardi di dollari nel 2026, con previsioni FactSet per il 2027 di circa 1.300 miliardi; i tre principali operatori public cloud hanno ordini inevasi per oltre 1.700 miliardi.
Secondo i dati citati da Revich, il prezzo di leasing della potenza computazionale H100 è cresciuto del 26% su base annua, mentre quello del GB200 è cresciuto del 50% da inizio anno e del 12% nell’ultimo mese: la domanda resta elevata, il mercato continua a pagare premi sulle risorse di calcolo.
Sul fronte azionario, Ng segnala che IREN è il più esposto in Texas tra le società da lui seguite, con il 73-87% della capacità di data center situata nello Stato; Celestica (CLS) e Arista (ANET) potrebbero essere colpite tramite server e switch, mentre Digital Realty (DLR) e Equinix (EQIX), grazie alla presenza nelle aree metropolitane principali e secondarie, sono meno vulnerabili ai mercati sviluppatori più intensivi.
TAM stabile, ma rischio concreto per developer molto indebitate
La conclusione di Goldman Sachs è relativamente prudente; nelle sue stesse parole:
I progetti che monitoriamo sono numerosi e potrebbero sostenere una crescita continua, ma attualmente non abbiamo una visibilità sufficiente per sottoscrivere pienamente lo scenario a lungo termine.
Questo riassume bene la doppia natura della situazione: l’entità degli 86 GW in costruzione, la mole degli ordini inevasi delle big cloud e il sentiment estremamente negativo in fase di ribasso sui mercati indicano che il ciclo di costruzione è ancora resiliente.
Tuttavia le avvertenze di Ng non sono da sottovalutare: i ritardi possono comportare maggiori costi di finanziamento, perdita di benefici fiscali e aumento della spesa in conto capitale, in alcuni casi persino l’annullamento di contratti.
Per le big cloud, con 1.700 miliardi di ordini inevasi, il rischio di timing è solo una questione marginale; per un developer molto indebitato con bond in scadenza nel 2028 e un tasso del 12,5%, potrebbe invece trattarsi di una questione di sopravvivenza.
L’intero mercato potrebbe sopravvivere a questa fase di dolore politico, ma alcuni soggetti entrati con troppo debito rischiano di non vedere mai la fine del tunnel.
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