Morgan Stanley avverte che il rally del dollaro potrebbe essere una trappola rialzista a causa dei rischi di crescita
Riassunto:
- Il dollaro è salito di circa il 2% dall'inizio del conflitto con l'Iran
- Guadagni guidati dalla domanda di bene rifugio e dalla dinamica energetica
- Morgan Stanley avverte che il rally potrebbe essere una “bull trap”
- I mercati sembrano sottovalutare l’impatto negativo sulla crescita
- La Fed dovrebbe tagliare i tassi due volte quest'anno
- L'ECB potrebbe aumentare i tassi per contrastare l'inflazione guidata dall'energia
- Il restringimento dei differenziali dei tassi viene visto come un vento contrario per il USD
- Rischio ribassista per il dollaro se la crescita rallenta
Morgan Stanley ha avvertito che il recente rally del dollaro statunitense potrebbe essere di breve durata, indicando che l'attuale forza potrebbe rappresentare una “bull trap” mentre le dinamiche macroeconomiche sottostanti si spostano contro la valuta.
Il dollaro si è apprezzato di circa il 2% dall'inizio del conflitto con l'Iran, sostenuto da una combinazione di domanda di bene rifugio e prezzi dell’energia più elevati. Questa mossa ha coinciso con una debolezza delle principali controparti come l’euro e lo yen, mentre i mercati hanno cercato liquidità e stabilità relativa tra l’aumento dei rischi geopolitici.
Tuttavia, gli strateghi di Morgan Stanley sostengono che il rally potrebbe non essere sostenibile. Suggeriscono che i mercati stanno sottovalutando l’impatto negativo del conflitto sulla crescita globale, che potrebbe pesare maggiormente sull’economia degli Stati Uniti rispetto a quanto attualmente previsto.
Un fattore chiave alla base della visione della banca è il previsto cambiamento nella divergenza della politica monetaria. Morgan Stanley prevede che la Federal Reserve effettuerà due tagli dei tassi quest’anno a fronte del rallentamento della crescita, in contrasto con le attese per la Banca Centrale Europea, la quale dovrebbe muoversi nella direzione opposta inasprendo la politica per contrastare le pressioni inflazionistiche causate dall’alto costo dell’energia.
Questo restringimento dei differenziali dei tassi di interesse, storicamente un motore chiave delle tendenze valutari, viene visto come un potenziale vento contrario per il dollaro. Con il calo del vantaggio sui rendimenti, l'appeal relativo degli asset statunitensi potrebbe diminuire, in particolare se le preoccupazioni sulla crescita iniziano a dominare il sentiment di mercato.
La banca caratterizza la recente azione sui prezzi come una classica “bull trap”, dove i guadagni iniziali attirano investitori prima di invertire rotta, mentre i fondamentali di base si riaffermano.
I mercati seguiranno attentamente gli sviluppi, cercando conferma di questa visione nei dati economici in arrivo e nei segnali delle banche centrali. Se i rischi di crescita dovessero concretizzarsi e le aspettative di politica cambiare di conseguenza, il dollaro potrebbe subire nuove pressioni al ribasso, nonostante l’incertezza geopolitica persistente.
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