Il fallimento delle negoziazioni tra US e Iran aumenta le aspettative di inflazione: le scommesse sui tagli dei tassi vengono posticipate, pressione sul mercato globale delle obbligazioni
BlockBeats News, 13 aprile: Il negoziato tra Stati Uniti e Iran è fallito e, unitamente al rischio potenziale di blocco nello Stretto di Hormuz, ha scatenato preoccupazioni di mercato per un'impennata dei prezzi dell'energia e un ritorno dell'inflazione, indebolendo ulteriormente le aspettative del mercato rispetto a un taglio dei tassi Fed quest'anno. Gli operatori attuali hanno rimandato le previsioni del prossimo taglio dei tassi a metà 2027.
I dati più recenti mostrano che il CPI statunitense di marzo è aumentato dello 0,9% su base mensile, il maggior incremento dal 2022, spingendo il rendimento dei Treasury decennali statunitensi sopra il 4,3% e in ulteriore crescita intorno al 4,35% nell'ultima giornata di negoziazione. Nel frattempo, il rendimento dei titoli di Stato giapponesi a 10 anni è salito ai massimi dal 1997 e anche i rendimenti dei titoli di Stato australiani e neozelandesi sono aumentati simultaneamente, esercitando pressione sull'intero mercato obbligazionario globale.
Le opinioni istituzionali generalmente ritengono che l'aumento dei prezzi dell'energia stia generando uno "shock inflazionistico dal lato dell'offerta". In un contesto di mercato del lavoro resiliente, la Fed non ha l'urgenza di tagliare i tassi nel breve periodo. Istituzioni come PIMCO, Brandywine Global e Natixis tendono ad adottare un atteggiamento attendista, aspettando segnali più chiari sull'andamento dell'inflazione.
La narrazione di mercato si è spostata dalle preoccupazioni sulla recessione al dominio dell'inflazione. Se i prezzi del petrolio continueranno a mantenersi su livelli elevati o se il ciclo di alti tassi d'interesse dovesse prolungarsi, ciò potrebbe comprimere la performance complessiva degli asset finanziari.
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