Il boom degli investimenti AI pronto a ripartire? La Fed ha annunciato l'aumento dei tassi, il momento più critico per i Treasury USA attira acquisti controcorrente
Bob Michele, del dipartimento di gestione patrimoniale di JPMorgan, ha dichiarato che il suo team ha iniziato ad acquistare obbligazioni a lungo termine degli Stati Uniti, del Giappone e dell'Australia, affermando che i prezzi attuali sono "davvero troppo convenienti". Michele ritiene che una serie di azioni delle banche centrali e il potenziale trend di stabilizzazione in Medio Oriente siano i principali fattori che sostengono il mercato del debito.
Secondo quanto riportato da Investing.com Italia, di fronte agli alti prezzi del petrolio che hanno spinto i rendimenti dei titoli di Stato a lungo termine (10 anni e oltre) ai massimi, e dopo il primo rialzo dei tassi della Federal Reserve dal 2023, la divisione di asset management di JPMorgan, la più grande banca d'affari di Wall Street, sta tornando a investire pesantemente nei titoli di Stato a lunga scadenza di Stati Uniti, Giappone e Australia.
L'incremento dei premi di rischio di detenzione a lungo termine (ossia il term premium dei titoli di Stato decennali) dovuto alla stretta monetaria da parte delle principali banche centrali globali, inclusa la Federal Reserve, e al continuo aumento dei deficit fiscali, mette alla prova il trend dei rendimenti dei Treasury USA a 10 anni, considerati il "benchmark globale per la valorizzazione degli asset". Ciò sta attirando risorse contrarian da Wall Street, e potrebbe contribuire a raffreddare la paura di vendite massive di titoli long-term e impennate di rendimento sul mercato.
Se i rendimenti dei Treasury USA a 10 anni e oltre dovessero realizzare un classico "picco e calo graduale" come nel 2023, potrebbero indirettamente favorire la prosecuzione della fase toro globale spinta dal boom degli utili guidato dal tema AI power.
Per il bull market globale intorno a AI power e applicazioni AI, una rottura al rialzo del 5% da parte del "benchmark globale degli asset" rappresenterebbe un forte vento contrario sul fronte delle valutazioni e del sentiment. Se JPMorgan dovesse guidare un ritorno dei capitali contrarian sui Treasury a lungo termine nei momenti più tesi, abbassando così la curva dei rendimenti, ciò attenuerebbe nettamente questo ostacolo per il rally AI.
In altre parole, se i flussi contrarian di grandi investitori come l’asset management di JPMorgan portassero ad un calo dei rendimenti a lungo termine dei Treasury USA, mentre le attese di crescita utili per le aziende AI restassero solide e il premio al rischio azionario non salisse sensibilmente, tutto ciò aiuterebbe ad allentare il vento contrario dei tassi a livello di valutazione e sentiment, fornendo supporto per la prosecuzione del bull market AI. Ciò però non significa che il vento contrario sia del tutto scomparso o che il mercato azionario salga automaticamente in modo marcato.
Il chief investment officer e responsabile globale per il reddito fisso della divisione asset management, Bob Michele, ha affermato che la sua principale convinzione non è che "le banche centrali stiano per allentare", ma che l'azione restrittiva di BCE, Federal Reserve e successivamente Bank of Japan sia destinata a ristabilire la credibilità anti-inflazione, portando a una stabilizzazione dei rendimenti a lungo termine sulla base di aspettative d’inflazione inferiori. Se inoltre la situazione in Medio Oriente si stabilizzasse, i rendimenti a lungo potrebbero aver raggiunto il loro picco e iniziare a scendere.
Entrare nel momento più doloroso! JPMorgan acquista Treasury USA a lunga scadenza dopo il peggior momento per il mercato obbligazionario
Bob Michele, CIO della divisione Asset Management di JPMorgan, ha dichiarato che il suo team ha iniziato ad acquistare titoli di Stato a lungo termine di Stati Uniti, Giappone e Australia, definendo i prezzi attuali "davvero troppo economici", affermando che il mercato obbligazionario ha raggiunto il suo “momento più doloroso”.
“Le tessere del domino iniziano a crollare,” ha detto Michele ad alcuni media nella notte di mercoledì (ora della East Coast USA). Ha sottolineato come una serie di mosse delle banche centrali — iniziando dal rialzo della BCE la settimana scorsa, seguito dalla Federal Reserve, e infine la Bank of Japan che potrebbe muoversi già venerdì — siano i principali driver a sostegno del mercato obbligazionario grazie all’attesa fine di questa sequenza di rialzi e al rafforzamento della credibilità anti-inflazione. Un altro fattore chiave: con le elezioni di medio termine in avvicinamento, si spera che la situazione in Medio Oriente trovi maggiore stabilità.
Il CIO di JPMorgan Asset Management Bob Michele ha dichiarato che una perfetta combinazione di politica monetaria restrittiva e distensione della situazione geopolitica in Medio Oriente lancerebbe un segnale che i rendimenti hanno raggiunto il loro picco.
Negli ultimi tempi i Treasury USA hanno subito pesanti vendite, con i rialzi dei rendimenti decennali e trentennali ai massimi pluriennali prima del primo rialzo dei tassi FED dal 2023, avvenuto mercoledì. Michele ha detto che, subito dopo l'annuncio della FED, la svendita sui tratti a lunga scadenza della curva dei rendimenti è stata eccessiva.
Michele ha inoltre evidenziato che il piano di riacquisto di Treasury a lunga scadenza, avviato il mese scorso dal segretario al Tesoro USA Scott Besant, è una forza stabilizzante importante; ha aggiunto che Besant "ha abbastanza munizioni per fare ancora di più se lo vuole".
Ha anche avvertito che la rapida crescita dei rendimenti dei Treasury USA a 10 anni e oltre “mette in luce la percezione attuale del mercato che la Fed abbia perso il controllo”, sottolineando come questo nuovo rialzo dovrebbe invece aiutare i policy maker della FED a “riaffermare che sono ancora loro al comando”.
Tempesta dei prezzi petroliferi e rendimento alle stelle: la forza dei buy contrarian sotto il 5% dei Treasury pronta a rilanciare l’AI bull market?
La persistente interruzione dei trasporti di energia dal Medio Oriente e la crescente minaccia all’export di energia sono potenti driver per la nuova ondata di repricing dei titoli long-term a livello globale: le forze Houthi, dopo avere conquistato i porti di Mocha e Perim, hanno rafforzato il controllo sulle isole Hanish, ampliando la minaccia su Bab el-Mandeb e la navigazione del Mar Rosso. L'Arabia Saudita prosegue i raid in Yemen e anche l’oleodotto Est-Ovest, alternativa alla rotta dello Stretto di Hormuz, è stato colpito e interrotto.
Il traffico osservato nello Stretto di Hormuz il 15 settembre contava solo 4 navi, mentre lo stop al caricamento del petrolio nel porto di Yanbu ha ulteriormente ridotto le vie di esportazione saudite. Tuttavia, l’annuncio di aumenti di fornitura via Oman ha in parte ridimensionato i timori sull’offerta: il 16 settembre i future sul Brent e WTI sono scesi rispettivamente del 2,7% e 3,2%, chiudendo a 105,83 e 102,43 dollari al barile. Lo shock energetico persiste, ma la chiave per raffreddare il trade sull’inflazione è il ripristino effettivo dei flussi e delle forniture, non solo la forza delle notizie di conflitto.
Il 16 settembre la Federal Reserve ha innalzato il target dei Fed Funds di 25 punti base, portandolo tra il 3,75% e il 4,00%, segnando il primo rialzo dal 2023. Il giorno precedente, il rendimento decennale dei Treasury USA aveva toccato in intraday il 5,041%, nuovo massimo dal 2007; anche il decennale giapponese è arrivato al picco trentennale di circa il 3,04%, mentre il trentennale aveva già toccato un record del 4,18% il 1° settembre. Le nuove strette delle banche centrali e l’aumento dei premi di rischio sulla detenzione a lungo termine stanno testando il “benchmark globale degli asset” e attirando flussi contrarian. Così, Bob Michele (JPMorgan AM) ha iniziato ad acquistare bond a lunga scadenza in USA, Giappone e Australia.

Dal punto di vista del valore nominale dei nuovi flussi, le allocazioni sui Treasury USA a 10 anni e oltre intorno al 5% sono effettivamente tornate attraenti, ma "bloccare il cash flow" e "ottenere profitto dal calo dei rendimenti" seguono logiche diverse.
Per chi detiene un titolo a tasso fisso fino alla scadenza, supponendo regolare pagamento di cedole e rimborso del capitale, cedola e rimborso finale sono fissati contrattualmente: ad esempio, acquistando alla pari un titolo che paga il 5% si riceve effettivamente il 5% sull'investimento iniziale, e un eventuale rialzo dei rendimenti di mercato non riduce questa cedola. Tuttavia, il rendimento lordo di mercato al 5% non significa che tutte le obbligazioni disponibili paghino il 5% come cedola.
Per i gestori attivi, l’attrattiva consiste anche nel potenziale capital gain legato al calo dei rendimenti. Secondo una stima con duration modificata, per un portafoglio con duration 8 anni, una discesa di 50 punti base nei rendimenti genera un rialzo approssimativo del 4% nei prezzi; viceversa, un aumento di 50 punti base porta a un calo del 4%, senza calcolare cedole, convexity e altri effetti. Un punto di partenza reddituale elevato offre minori rischi nei flussi, ma non elimina la volatilità di mercato e il rischio inflazione; per questo, secondo alcuni strategist, pur riconoscendo il valore dei titoli a lunga, non si può affermare che i rendimenti siano già destinati a scendere in modo definitivo.
Il rendimento nominale a lungo può essere grossomodo visto come la media attesa dei futuri tassi a breve, più un term premium. Se la stretta monetaria convince che l’inflazione sarà controllata, anche se i tassi a breve aumentano, il mercato può accettare livelli più bassi sia sui tassi futuri che sul premio al rischio. Questo è il meccanismo che sostiene il trade contrarian di Michele: il “raising rates può favorire i titoli a lunga” se ricombinando la curva dei tassi futuri e il term premium. Il piano di buyback di Besant può aiutare la liquidità dei vecchi titoli, ma non equivale a quantitative easing della banca centrale, né elimina il problema del funding pubblico: la vera incidenza sulla duration netta sul mercato dipende dall'emissione di nuovi titoli.
Per il nuovo bull market azionario globale dal 2023 basato sull’AI, il classico percorso “valore delle obbligazioni a lunga che emerge → pressione sui rendimenti che si riduce → espansione degli utili degli indice guida grazie all’AI power”, può rappresentare una catena di trasmissione condizionata.
Analizzando la struttura di determinazione dei prezzi, un calo dei rendimenti a lungo guidato da recupero dell’offerta energetica, minore rischio inflazione e term premium più contenuto, con spread creditizi stabili e attese sugli utili costanti, faciliterebbe la riduzione dei tassi di sconto sulle azioni e dei costi di finanziamento per le aziende; al contrario, un rally dei titoli a lunga causato da attese di recessione imporrebbe correzioni sugli utili e aumento dei premi al rischio, frenando il mercato azionario. L’elevato livello dei rendimenti sta attirando acquisti contrarian sui titoli a lunga che, se rafforzati dall’attenuarsi dei rischi inflattivi, potrebbero creare le basi per un nuovo super ciclo AI-driven. La stabilizzazione dei titoli a lunga è un catalizzatore potenziale, ma solo utili in crescita e disciplina valutativa determineranno l’estensione del bull market.
Una ricerca pubblicata a fine settimana da Goldman Sachs offre una logica molto bullish per il mercato azionario USA nel lungo termine dal boom di ChatGPT nel 2022: “gli utili contano sopra ogni altra cosa”. Stime: l’EPS dell’S&P 500 raggiungerà i 340 dollari nel 2026 (24% sopra il livello attuale) e salirà a 385 dollari nel 2027 (+13% a/a).
Intanto, il price/earning forward è sceso da 22x di inizio anno a 19x ora, segnalando che il vento contrario dei tassi si è già riflesso in una compressione delle valutazioni. Campioni storici mostrano che, nei tre mesi dopo l’avvio di un ciclo di rialzi, lo S&P 500 perde in media il 2%, ma a 12 mesi segna in media +9%. Questi dati non implicano che il bull market si chiuda necessariamente dopo il primo rialzo Fed, né garantiscono che i rendimenti futuri ricalcheranno il passato; come sottolinea Goldman Sachs, la vera discriminante è se la tendenza degli utili sia in grado di controbilanciare futuri downside sulle valutazioni.
Nella catena delle infrastrutture di calcolo e dei data center AI, la crescita esplosiva della domanda potrebbe coinvolgere l’intero segmento: GPU/ASIC, HBM, server DRAM, SSD enterprise, connessioni ottiche interne ad alta velocità, CPU, catena di alimentazione. Intanto, il comparto AI ha già solide basi di redditività: nel secondo trimestre del fiscal 2027 di Nvidia i ricavi data center sono arrivati a 89 miliardi di dollari (+117% su base annua); l’EPS rettificato a 2,22 dollari (+120%), segno che la crescita si riflette già nei risultati, non solo nei capex. La domanda AI power, legata alle performance delle aziende leader, si vede anche nei record di export di semiconduttori dalla Corea e negli accordi di capacità a lungo termine. Secondo la dogana sudcoreana, dal 1° al 10 settembre le esportazioni di chip hanno toccato quota 16,5 miliardi di dollari (+270% su base annua), mentre quelle di agosto sono salite a 46,65 miliardi (+209% su base annua).
Un altro colosso di Wall Street, Jefferies, ha recentemente sottolineato che, con la doppia spinta di AI investment boom e crescita degli utili ben oltre le attese per le società AI, l’S&P 500 potrebbe schizzare a 8000 punti entro fine 2026 e a 9000 nel 2027. La logica è chiara e forte: in un ciclo di utili AI-driven con crescita doppia rispetto alla media storica, andare contro la tendenza sugli utili è rischioso. L’obiettivo 8000 a fine 2026 di Jefferies sull’S&P 500 si basa su un EPS di 373 dollari (+35% sull’anno, ben sopra il consensus di +29%) e un multiplo di 21,5 volte.
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