La volatilità dei titoli di stato USA aumenta improvvisamente, accendendo l'allarme! Hartnett di Bank of America avverte sul crescente rischio di deleveraging: l'aumento dei rendimenti diventa la principale minaccia per il mercato
Lo stratega della Bank of America, Michael Hartnett, ha avvertito che la recente impennata della volatilità del mercato obbligazionario statunitense sta aumentando il rischio di un più ampio deleveraging nei mercati finanziari.
Secondo quanto riportato da The Smart Finance APP, lo strategist di Bank of America Michael Hartnett ha avvertito che la recente impennata della volatilità del mercato obbligazionario statunitense sta aumentando il rischio di un ampio processo di deleveraging nei mercati finanziari. Mentre i Treasury USA subiscono pesanti vendite, l’indice MOVE, che misura l’attesa volatilità del mercato dei Treasury USA, è balzato di circa il 35% in soli due giorni di contrattazione, segnalando una pressione crescente sul sistema finanziario che utilizza i Treasury statunitensi come garanzia.
Nella sua relazione pubblicata venerdì, Hartnett ha evidenziato che se alla forte volatilità del mercato obbligazionario si dovesse aggiungere un ulteriore calo dei titoli finanziari, ciò potrebbe rappresentare un segnale per un più ampio sell-off degli asset rischiosi.
In particolare, egli cita due livelli chiave come indicatori di monitoraggio: se gli indici azionari finanziari globali dovessero scendere sotto i 125 punti mentre l’indice MOVE si mantiene sopra i 125, il mercato potrebbe affrontare uno shock di “flight to quality” più pronunciato.
L’indice MOVE balza del 35% in due giorni: pressione sul mercato dei Treasury USA in rapida crescita
L’indice MOVE è generalmente considerato “l’indice della paura” del mercato obbligazionario, utilizzato per misurare il grado atteso di volatilità sui Treasury USA. Recentemente, il crollo dei prezzi dei Treasury e il rapido aumento dei rendimenti hanno ampliato notevolmente la volatilità del mercato obbligazionario.
Secondo Hartnett, non è preoccupante solo il livello elevato dei rendimenti, ma soprattutto la velocità dei cambiamenti di mercato. Se i prezzi delle obbligazioni dovessero scendere rapidamente, gli investitori che utilizzano i Treasury come garanzia e impiegano la leva finanziaria potrebbero essere costretti a ridurre le proprie posizioni, scatenando così una reazione a catena: “crollo del mercato obbligazionario—margin call o riduzione della leva—ulteriori vendite di asset”.
Questo è anche il motivo per cui BofA teme un rischio di deleveraging più ampio. Di fatto, nel sondaggio tra i gestori di fondi pubblicato all’inizio del mese da Bank of America, la “crescita disordinata dei rendimenti obbligazionari” è già stata identificata dagli investitori come il maggiore rischio di coda del mercato.
Hartnett pone inoltre l’accento su un altro scenario da monitorare: se, dopo un accordo tra USA e Iran, il prezzo del petrolio dovesse diminuire mentre i rendimenti obbligazionari continuassero a salire, questo potrebbe significare che le forze alla base dell’aumento dei rendimenti non derivano solo dall’inflazione energetica, portando il mercato in un nuovo ambiente di risk-off.
Il continuo aumento dei rendimenti rappresenta la principale minaccia all’espansione economica
Nello scenario di base di Bank of America, il costante aumento dei rendimenti obbligazionari rimane il principale rischio di mercato per l’attuale espansione economica.
I tassi di interesse sempre più alti comportano non solo l’aumento dei costi di finanziamento per governi e imprese, ma anche dei costi di indebitamento come i mutui per la casa, esercitando pressione anche sulle valutazioni azionarie. In particolare, nel contesto attuale del mercato azionario USA, caratterizzato da valutazioni elevate e un’elevata concentrazione sul settore AI, la rapida crescita dei rendimenti potrebbe comprimere ulteriormente lo spazio di valutazione per gli asset molto valorizzati.
Tuttavia, secondo Hartnett, è probabile che i policy maker non lascino crescere indefinitamente rendimenti e prezzi energetici.
Hartnett afferma che l’importanza del mercato azionario statunitense è ormai tale da non poter essere ignorata dai decisori politici; perciò, se i rendimenti obbligazionari e il prezzo del petrolio dovessero continuare a salire e a creare forti turbolenze sul mercato, il governo potrebbe intervenire di conseguenza e tali misure potrebbero infine generare pressione al ribasso sul dollaro USA.
Consigliato detenere commodity e asset dei mercati emergenti in attesa del picco dei rendimenti
Nel contesto attuale, Bank of America consiglia agli investitori di mantenere la propria esposizione su materie prime e asset dei mercati emergenti, monitorando le opportunità che potrebbero generarsi dopo il picco dei rendimenti obbligazionari.
Hartnett ritiene che, una volta che i rendimenti raggiungeranno il massimo, una serie di asset sensibili ai tassi (tra cui Treasury USA a 30 anni, Big Tech a grande capitalizzazione, small cap, aziende biotech e immobiliari) potrebbero presentare opportunità di allocazione.
La logica dietro questa strategia risiede nel fatto che i rendimenti elevati penalizzano attualmente le obbligazioni a lunga duration e i settori azionari più sensibili ai costi di finanziamento. Se l’intervento politico o l’allentamento delle pressioni inflazionistiche dovessero fermare o invertire la crescita dei rendimenti, questi asset precedentemente colpiti dai tassi potrebbero riguadagnare terreno.
“AI Big 10” sale al 41% del peso dell’S&P500: attenzione alla concentrazione del mercato
Hartnett sottolinea inoltre che il mercato azionario statunitense è attualmente altamente concentrato in poche grandi compagnie tecnologiche legate all’AI, il che potrebbe amplificare l’impatto dei movimenti del mercato obbligazionario sul comparto azionario. Il gruppo da lui definito “AI Big 10” include i “Magnificent Seven”, oltre a Broadcom (AVGO.US), AMD (AMD.US) e Micron Technology (MU.US). Il peso di mercato complessivo di queste società ha ormai raggiunto il 41%.
Secondo Bank of America, tale livello di concentrazione è vicino agli estremi già osservati in passato, come nei massimi di mercato del 1973, 1989 e 2000. Ciò significa che se i rendimenti obbligazionari continueranno a salire rapidamente, una correzione dei titoli AI e tech a valutazione elevata, dato il loro peso negli indici, potrebbe amplificare la volatilità globale del mercato azionario.
Dove andrà il mercato a fine anno? Bank of America delinea due scenari opposti
Oltre allo scenario di base, Hartnett descrive due possibili traiettorie estreme per il mercato verso la fine dell’anno. In uno scenario, se negli USA si creerà un equilibrio politico, il prezzo del petrolio scenderà e i rendimenti obbligazionari raggiungeranno un tetto massimo, il contesto finanziario potrebbe allentarsi e i settori AI e consumer potrebbero continuare a performare bene.
L’altro scenario prevede invece cambiamenti nelle politiche dopo le elezioni di midterm negli Stati Uniti. Se i risultati elettorali dovessero indurre il mercato obbligazionario a rivalutare prospettive fiscali e politiche, generando così una storica ondata di vendite sui Treasury, il mercato azionario USA, ora altamente concentrato, potrebbe subire un impatto significativo.
Tuttavia, questi sono scenari analitici suggeriti da Hartnett e non le previsioni di base di Bank of America. Il suo principale avvertimento resta indirizzato al mercato obbligazionario: con l’indice MOVE in forte ascesa in breve tempo e i rendimenti dei Treasury su livelli elevati, gli investitori devono monitorare attentamente se la volatilità obbligazionaria si trasmetterà ulteriormente ai titoli finanziari e agli altri asset rischiosi, sfociando infine in un’onda di deleveraging su scala maggiore.
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