Il trading desk di UBS: l’andamento del mercato azionario USA della scorsa settimana somiglia molto a quello del “miracolo delle azioni AI andato in fumo”
Il desk di trading di UBS ritiene che la scorsa settimana il mercato azionario statunitense abbia vissuto essenzialmente un “deleverage piuttosto che una fuga dal rischio”: i settori AI e momentum sono stati oggetto di vendite mirate, con il comparto storage sceso del 16% in una settimana, mentre i fondi si sono spostati verso i settori difensivi e di valore, senza però abbandonare in modo sistematico l’esposizione complessiva al rischio. L’esposizione totale degli hedge fund rimane infatti al 90° percentile, lasciando ancora presente il rischio di un ulteriore deleverage. All’epoca, il “crash del guru delle IA” è stato anch’esso causato da posizioni eccessivamente affollate costrette a essere liquidate, e non da vendite sistemiche guidate dai fondamentali.
La scorsa settimana il mercato azionario statunitense non ha vissuto una svendita generalizzata, bensì una riequilibratura mirata delle posizioni. Torsten Sippel, trader della divisione trading di UBS, ha evidenziato nell'ultimo rapporto settimanale che l'andamento di mercato della settimana passata è stato molto simile alla dinamica di deleverage indotta mesi fa da “Situational Awareness” (un noto fondo quant AI): i settori AI e momentum hanno continuato a subire pressioni, mentre i capitali ruotavano verso comparti difensivi e meno affollati, senza tuttavia segnali di una vendita sistematica del rischio complessivo.
I settori AI e momentum sono stati l’epicentro di questa correzione. I semiconduttori, lo storage e le infrastrutture AI hanno subito continue vendite, quasi senza reazioni di acquisto in controtendenza: lo storage ha segnato una perdita settimanale del 16%, i titoli growth speculativi sono scesi del 12%, l’indice long/short momentum è calato dell’8%. Nel contempo, i beni di consumo essenziali hanno guadagnato il 5% e le strategie long/short value sono salite del 6%, indicando un cambio di stile dal growth/momentum affollato verso la qualità e il valore, ormai ben visibile.
L’esposizione netta degli hedge fund è scesa al 30° percentile degli ultimi cinque anni, ma l’esposizione totale resta oltre il 90° percentile, una struttura che implica che, qualora le pressioni su utili e perdite si protraggano, il mercato possa affrontare ulteriori rischi di deleverage. Sippel sottolinea nel rapporto che la configurazione attuale del mercato è "fragile ma non decisamente ribassista": il rischio sta venendo redistribuito, non abbandonato.
Deleverage e non de-risking: la vera natura della correzione attuale
Sippel qualifica il comportamento dei mercati della scorsa settimana come “Deleverage (De-Grossing) anziché De-Risking”.
Secondo i flussi di capitale, il volume delle operazioni high-touch sul mercato statunitense è aumentato, con i fondi long only che hanno registrato un rapporto acquisti/vendite del 36/64, mentre gli hedge fund mostrano un rapporto acquisti/vendite/short del 42/50/8. Le posizioni lunghe continuano a essere alleggerite, ma le nuove posizioni corte su singoli titoli rimangono relativamente modeste, una dinamica che non corrisponde a uno sgonfiamento generalizzato del rischio.
Questo schema coincide con la deleveraging di alcuni mesi fa, innescata dal fondo hedge “Situational Awareness”, creato dall’“AI God”, l’ex ricercatore di OpenAI Leopold Aschenbrenner: anche allora, le posizioni affollate vennero forzatamente ridotte, senza un reale driver fondamentale per una vendita sistemica. In questa fase, settori come software, comparti difensivi e a bassa affollamento hanno attratto parte della rotazione dei capitali nel corso della settimana, mentre anche consumer, real estate, sanità e alcune industry hanno visto afflussi, con i titoli small cap e gli indici equally weighted che hanno sovraperformato i grandi indici.
La logica di finanziamento AI sotto esame: CoreWeave diventa il punto di riferimento
CoreWeave è divenuto un barometro chiave per monitorare il trading su AI. Sippel evidenzia che, con l’espansione delle preoccupazioni creditizie sull’azienda, il focus del mercato sull’AI si sta spostando dai fattori di domanda verso questioni più fondamentali: l’economicità e la struttura del finanziamento delle infrastrutture AI saranno sufficienti a sostenere la prossima fase di espansione dei capex?
Va notato che sia ASML che TSMC hanno presentato dati fondamentali robusti, ma questo non ha dissipato i timori sul settore. Questa divergenza è cruciale: significa che, pur in presenza di dati brillanti sulla domanda hardware, la sostenibilità del finanziamento dei capex AI ha ormai assunto una propria logica di pricing indipendente.
In questo scenario, i prossimi trimestrali degli hyperscaler saranno chiamati a una verifica più rigorosa: gli investitori cercheranno prove sulla crescita dei ricavi cloud, l’accumulo di ordini e la generazione di cassa necessari a sostenere i capex AI e il loro relativo fabbisogno di finanziamento.
Fattori macro: amplificatore ma non causa scatenante del deleverage
Sippel pone l’accento sul ruolo dei fattori macro che, in questa correzione, si sono comportati da amplificatore e non da detonatore.
Shock su inflazione e tassi hanno accelerato le vendite sistemiche, mentre l’escalation in Medio Oriente si sta trasmettendo con crescente intensità sul mercato della volatilità. Venerdì il VIX è balzato, e la struttura a termine 1 mese/3 mesi del VIX si è invertita per la prima volta in sei mesi, segnalando che il bisogno di hedging sta passando da rischi specifici all’AI a rischi di mercato più estesi.
Il peggioramento del mercato nel pomeriggio di venerdì merita attenzione: le vendite nel tech hanno assunto connotati generalizzati. Secondo Sippel, si tratta di un comportamento tipico di redenzione degli ETF, scadenze delle opzioni e rolling degli hedge, più che di vendite incrementali legate ai fondamentali dei singoli titoli.
La stagione delle trimestrali non è ancora driver principale
Finora la earning season mostra nel complesso buoni risultati, ma il suo impatto sull’andamento dei mercati resta limitato. Il 10,4% della capitalizzazione dell’S&P 500 ha già pubblicato i risultati, con una crescita dei ricavi attesa al 12,1% nel terzo trimestre e un aumento dell’utile per azione del 26,5%. Gli utili effettivi hanno superato le aspettative del 4,1%, con il 75% delle aziende sopra il consensus.
Tuttavia, le ottime performance delle banche e i dati positivi relativi all’AI non sono riusciti a smorzare la pressione in vendita: gli earnings restano tuttora subordinati alla logica delle posizioni.
Nei prossimi 5 giorni di trading, 80 aziende pubblicheranno i risultati, coprendo il 13,8% della capitalizzazione dell’S&P 500, tra cui Netflix, General Electric, Meta Platforms, Tesla, Procter & Gamble e Western Digital. Sippel sottolinea in particolare che Meta anticipa la pubblicazione dei risultati di una settimana rispetto al previsto e lo contestualizza ponendo una domanda aperta:
“Si stanno forse affrettando, prima che si chiuda la finestra per nuove emissioni?”
In sintesi, il giudizio di Sippel sull’attuale mercato è "fragile ma non del tutto ribassista".
Il rischio viene redistribuito, non abbandonato; ma con l’assenza di veri flussi in acquisto sui minimi nell’AI, un’esposizione totale ancora elevata e la curva della volatilità recentemente sotto pressione, resta margine per ulteriori fasi di deleverage. Inoltre, il recente aumento della volatilità ha acceso nuovi dubbi sulla sostenibilità della finestra di emissione sui mercati dei capitali.
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