Vale (VALE.US): l’utile netto del terzo trimestre dimezzato su base annua a 1,26 miliardi USD, sia volume che prezzo del minerale di ferro in calo, ma i ricavi superano comunque le aspettative.
Uno dei maggiori produttori mondiali di minerale di ferro, Vale, ha registrato nel terzo trimestre del 2026 un forte calo dell’utile netto su base annua del 53%, a causa della diminuzione dei prezzi realizzati del minerale di ferro e dell’aumento dei costi di trasporto. I risultati si sono rivelati inferiori alle attese del mercato.
Secondo quanto riportato da Jinse Finance, VALE.US, una delle maggiori società minerarie mondiali e il più grande produttore globale di minerale di ferro con sede in Brasile, ha pubblicato nella tarda serata locale di giovedì 29 ottobre il proprio bilancio per il terzo trimestre del 2026. A causa del calo dei prezzi realizzati del minerale di ferro e dell'aumento dei costi di trasporto, l’utile netto trimestrale ha registrato un forte calo annuo del 53%, risultando inferiore alle aspettative di mercato; tuttavia, i ricavi netti hanno superato le previsioni degli analisti e la guidance sulla produzione annuale è stata confermata. Da segnalare che, a partire da questo trimestre, VALE ha modificato la propria prassi: per la prima volta ha pubblicato contemporaneamente sia i dati sulla produzione che i risultati finanziari, offrendo così una visione più integrata delle performance. Dopo la pubblicazione del bilancio, le ADR sul mercato azionario statunitense sono scese marcatamente.
Utile netto inferiore alle attese, ricavi sorprendono positivamente
I dati finanziari mostrano che l’utile netto attribuibile agli azionisti della società è stato di 1,26 miliardi di dollari, in forte calo rispetto ai 2,69 miliardi dello stesso periodo dell'anno precedente (-53%), e inferiore alla media delle stime degli analisti, che si attestava a circa 1,7 miliardi di dollari. Nel trimestre considerato, i ricavi netti sono stati di 10,6 miliardi di dollari, in crescita dell’1,7% rispetto agli 10,42 miliardi del periodo precedente, superando le attese di mercato di circa 10,56 miliardi di dollari.
Sul fronte della redditività, l’EBITDA rettificato (al netto delle componenti straordinarie) si è attestato a 3,51 miliardi di dollari, in calo del 20% su base annua (4,4 miliardi lo scorso anno), a causa principalmente del ribasso dei prezzi realizzati del minerale di ferro e dell’incremento dei costi di trasporto; tuttavia, questo valore ha superato la media delle attese degli analisti interpellati da Bloomberg, fissata a 3,32 miliardi di dollari. Il flusso di cassa risulta relativamente solido: il free cash flow trimestrale è stato di 2,23 miliardi di dollari, mentre il free cash flow ricorrente ha raggiunto 1,37 miliardi; i capitali investiti ammontano a 1,25 miliardi, in linea con lo stesso periodo dell’anno precedente. Il bilancio ha visto un leggero miglioramento, con il debito netto su base allargata sceso a 16,41 miliardi di dollari, rispetto ai 16,68 miliardi di fine trimestre precedente.
L’area mineraria Serra Norte pesa sulla produzione di ferro, output inferiore alle attese
I dati produttivi sono contrastanti: la produzione di minerale di ferro del terzo trimestre è stata di 88,35 milioni di tonnellate, in calo di circa il 6% su base annua e nettamente inferiore alla media delle previsioni Bloomberg, pari a 91,64 milioni di tonnellate, principalmente per il calo produttivo dell’importante area mineraria Serra Norte nel nord del Brasile. Nonostante la produzione degli altri siti nazionali sia aumentata, non si è riusciti a colmare il gap; la produzione di pellet, invece, è cresciuta del 7% a 8,6 milioni di tonnellate. Per quanto riguarda i metalli di base, la produzione di rame è stata di 85.500 tonnellate (-6% annuo), mentre quella di nichel è aumentata del 6% raggiungendo le 49.700 tonnellate.
Sul fronte dei prezzi, le stime di mercato indicano che in questo trimestre il prezzo medio realizzato delle polveri di minerale di ferro è stato di circa 88 dollari per tonnellata, inferiore sia ai 95 dollari del trimestre precedente sia agli approssimativi 94,4 dollari dello stesso periodo dell'anno scorso; unito all’incremento dei noli, ciò ha accentuato le pressioni sia sui volumi che sui prezzi nel settore del minerale di ferro. Anche la divisione rame ha sofferto del calo delle vendite, della debolezza del prezzo del nichel e dell’impatto del rialzo dei costi.
Confermata la guidance annua sulla produzione: il ferro mira al limite inferiore della forchetta
Per l’outlook, VALE conferma la guidance sulla produzione di minerale di ferro per il 2026 (335-345 milioni di tonnellate), sottolineando di essere ancora fiduciosa nel raggiungimento del limite inferiore dell’intervallo previsto; le produzioni di rame e nichel dovrebbero collocarsi nella parte alta delle rispettive forchette, mentre il target per i pellet punta al valore mediano della guidance (30-34 milioni di tonnellate). Questo implica che la produzione di minerale di ferro dovrà accelerare significativamente nell’ultimo trimestre; diverse società di analisi avevano già segnalato che il dato annuo potrebbe posizionarsi verso la parte bassa della forchetta, e che l’andamento del quarto trimestre sarà decisivo.
Gli analisti hanno evidenziato come il bilancio del trimestre rifletta la tipica differenziazione del settore minerario: i prezzi realizzati hanno sostenuto i ricavi, ma i volumi sono risultati inferiori alle attese; la restrizione dell’offerta di minerale di ferro continua comunque a garantire un certo sostegno ai prezzi. L’attenzione del mercato nei prossimi mesi si concentrerà sulla domanda stagionale di acciaio in Cina e sulla capacità dell’azienda di mantenere in linea sia il costo totale per tonnellata del minerale di ferro (stimato dal mercato attorno ai 65 dollari) sia il C1 cash cost rispetto ai target aziendali.
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