Morgan Stanley: perché acquistare storage offre un rapporto rischio/ricompensa migliore rispetto all'acquisto di CPU?
La domanda crescente di CPU, guidata dall'ondata dell'intelligenza artificiale, sta accelerando, ma secondo Morgan Stanley, invece di puntare direttamente su Intel o AMD, investire in titoli di memoria come Micron e SanDisk offre un miglior rapporto rischio-rendimento per catturare questa tendenza.
Secondo Trading Desk, Morgan Stanley ha pubblicato il 20 aprile un rapporto sul settore dei semiconduttori, sottolineando che le sfide affrontate da Intel nella roadmap dei server e l'incertezza nella strategia foundry, così come il fatto che le azioni di AMD siano guidate principalmente dalla logica delle GPU e non delle CPU, rendono più complesso l'investimento diretto nei titoli CPU.
Il rapporto sottolinea inoltre che la memoria non solo beneficia direttamente della maggiore domanda di CPU, ma trae vantaggio anche da tendenze strutturali come la domanda esplosiva di HBM e eSSD aziendali.
La domanda di memoria per i data center da parte dei giganti del cloud rimarrà elevata almeno fino alla fine del 2027, e il gap tra domanda e offerta è ancora in una fase iniziale. Nel frattempo, stanno accelerando gli accordi pluriennali tra fornitori di memoria e clienti, generando significativi flussi di cassa anticipati.

Domanda di CPU in accelerazione, ma la via del beneficio diretto resta complessa
La crescita stimata a lungo termine della domanda di CPU è tra il 30% e il 40%, molto superiore alla media storica, ma ancora inferiore rispetto alle aspettative per le GPU.
Lato offerta, la capacità produttiva di Intel risulta chiaramente insufficiente. La combinazione di domanda accelerata e vincoli produttivi rende più complessa la valutazione quantitativa del trend complessivo.
Più importante, sia per Intel sia per AMD, sebbene il business dei server sia centrale per la redditività, le valutazioni azionarie di entrambe non si basano solo sulle CPU server: il tema di investimento di Intel punta maggiormente al foundry, mentre la narrativa di lungo termine di AMD si focalizza sulle GPU.
Questa realtà rende difficile applicare la semplice equazione “CPU forte uguale titoli CPU forti”.
Intel: logica di rialzo prezzi server valida, ma la roadmap resta incerta
La motivazione per un incremento del target price di Intel si fonda sull’aumento dell’ASP (prezzo medio di vendita) dei server e sulla crescita delle unità vendute. I ricavi del segmento data center e AI (DCAI) di Intel per il 2026 sono stimati in circa 21,8 miliardi di dollari, con una crescita annua del 30%, grazie a un incremento del 14% nelle unità server e un aumento del 20% dell’ASP.
Tuttavia, è poco probabile che Intel riesca davvero a riconquistare quote di mercato da AMD. Il nuovo prodotto di punta per server, Diamond Rapids, presenta evidenti carenze, come segnalato direttamente da fonti di settore.
La piattaforma Venice di AMD è considerata un "notevole passo avanti" e, grazie alla produzione con tecnologia N2 di TSMC, non presenta problemi di fornitura, rendendo difficile per Intel recuperare quote solo grazie ai suoi impianti proprietari.
Si prevede inoltre che il business PC di Intel sarà sotto pressione: per il 2026, i ricavi dai desktop caleranno del 16% e quelli dai notebook dell’8%, a causa dell’aumento dei prezzi delle GPU che riduce il mercato DIY e della continua erosione di quote da parte di AMD.
Infine, rimangono dubbi sulle prospettive di lungo periodo del business foundry di Intel, con la probabilità di generare un flusso di cassa scontato positivo (DCF) ancora "molto lontana", nonostante l’attenzione per la cooperazione con Terafab.
AMD: prodotti all’avanguardia, ma le GPU trainano davvero il titolo
AMD è più competitiva nel segmento CPU server e, come maggiore beneficiaria del ciclo positivo delle CPU, si prevede un’ulteriore espansione della propria quota nel mercato CPU generico, rafforzata dalla piattaforma Venice.
Tuttavia, il principale dilemma per la quotazione corrente di AMD è che la maggior parte degli obiettivi di ricavi per il 2030 dipende dalle GPU: il miglioramento di questa divisione rappresenta il driver chiave per il titolo.
L’esperienza dell’ultimo trimestre ha confermato tale visione: nonostante buoni risultati nel comparto server, la concentrazione del mercato sulle GPU ha portato comunque a un forte ritracciamento del titolo.
In termini di margine operativo lordo, il management ha una visione cauta sullo sviluppo post-Q1, in quanto AMD deve allocare parte delle CPU per sostenere l’ecosistema GPU, con possibili sconti mirati che potrebbero limitare il miglioramento generale della redditività.
Titoli di memoria: bassa valutazione, molteplici benefici e miglior rapporto rischio-rendimento
Micron e SanDisk rappresentano le prime scelte per seguire le tendenze della domanda di CPU e AI, principalmente per la valutazione vantaggiosa. Secondo le previsioni al 2026, MU e SNDK hanno rispettivamente un P/E di circa 5,7x e 11,5x, lasciando spazi evidenti di crescita.
Dal lato della domanda, i giganti del cloud non riusciranno a soddisfare la richiesta di memoria data center almeno fino al 2027, con un gap ancora in “fase molto iniziale”.
L’occasionale debolezza dei prezzi spot (ad esempio nei moduli aftermarket retail) non è influenzata dalle carenze strutturali nel data center e non è significativa come riferimento.
Sul fronte degli accordi a lungo termine, si prevede che quest’anno emergeranno prove concrete dell’implementazione di contratti anticipati (rappresentati da forti flussi di cassa e ricavi differiti).
Micron ha un target price di 520 dollari, SanDisk di 690 dollari, entrambi con raccomandazione “overweight”. Riconoscendo che gli agenti AI accelereranno la domanda CPU, i titoli di memoria offrono il miglior rapporto rischio-rendimento.
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