La stagione dei risultati di Wall Street è iniziata: la crescita prevista degli utili si avvicina al 30%, saprà sostenere un nuovo massimo per l'S&P 500?
Il motore AI funziona a pieno regime, la crescita degli utili dell'S&P 500 si avvicina al 30%, ma la scarsa ampiezza del mercato e l'elevato rendimento dei titoli di stato statunitensi restano fonti di preoccupazione.
Secondo quanto riportato da Zhihui Finanza APP, la stagione delle trimestrali USA del terzo trimestre prende il via questa settimana. Con la diffusione dei risultati, potrebbe concretizzarsi ciò che il mercato attende con impazienza: un’esplosione di crescita degli utili per l’indice S&P 500.
Martedì, Wall Street ha chiuso ai massimi storici, grazie alle scommesse degli investitori che la spesa in capitale per l’AI non sarà frenata dall’aumento dei rendimenti obbligazionari. Gli investimenti in AI sono diventati una forza trainante chiave per il mercato e l’economia statunitense. Se le società più rilevanti forniranno prospettive ottimistiche, unite alla stabilità del mercato obbligazionario, i mercati USA potrebbero concludere l’anno in forte rialzo.
Motore AI a pieno regime: la crescita degli utili S&P 500 sfiora il 30%
A livello di indici, la crescita degli utili dovrebbe risultare molto robusta. Secondo le stime di consenso raccolte da FactSet, gli analisti prevedono che le società dell’S&P 500 registreranno nel terzo trimestre una crescita degli utili di quasi il 30% su base annua, al di sopra del 26,7% previsto il 30 giugno.
Il settore tecnologico resta fondamentale, pesando per il 40% dell’S&P 500. Se le attese sugli utili fossero in calo, ciò potrebbe destare preoccupazione, ma il dato reale dice l’opposto. FactSet rileva che la crescita prevista degli utili per azione (EPS) del settore è salita dal 57% di fine giugno all’attuale 65%, grazie in parte alle revisioni al rialzo delle previsioni di Nvidia (NVDA.US) e Micron Technology (MU.US).
Analisti alzano le stime sulla crescita degli utili

I solidi risultati dei produttori di chip AI e di altri grandi nomi tech attenuano i timori che il ciclo sia al suo apice. Micron ha presentato una trimestrale robusta, segnando un segnale positivo per la domanda di chip AI in generale. Sul fronte consumer, Meta Platforms ha lanciato l’agente intelligente Muse, innescando una nuova corsa agli armamenti nell’e-commerce abilitato da AI.
Più importante, però, è il fatto che la crescita degli utili si sta espandendo oltre le “magnifiche sette”. Secondo Russell Investments, queste società dovrebbero crescere in media del 20%, mentre le restanti 493 dell’S&P 500 potrebbero segnare un’espansione del 27% su base annua.
Oltre le large cap, anche le società a media e piccola capitalizzazione mostrano una crescita salutare degli utili. Ed Yardeni, capo della ricerca di Yardeni Research ed economista, sottolinea che i profitti operativi dell’S&P 400 Mid Cap potrebbero aumentare del 19% entro il 2026. Aggiunge che gli analisti prevedono che gli utili delle small cap dell’S&P 600 cresceranno del 21% quest’anno e del 16% nel 2027.
Gli strateghi di Barclays hanno scritto questa settimana in un report: “Il mercato azionario continua a rispondere ai risultati aziendali.” Essi prevedono che i profitti dell’S&P 500 possano salire del 30% quest’anno e affermano che “il periodo 2025-27 potrebbe essere il triennio di maggiore crescita degli utili da decenni, escludendo i rimbalzi post-recessione”.
Anche UBS mantiene una prospettiva ottimistica. Nella sua analisi di mercoledì, Ulrike Hoffmann-Burchardi, CIO di UBS Chief Investment Office Americhe e capo azionario globale, suggerisce: “Gli investitori dovrebbero continuare a posizionarsi per un rialzo dei mercati; prevediamo che l’S&P 500 possa raggiungere quota 8.400 entro giugno prossimo.”
Cicatrici sotto la prosperità: deterioramento dell’ampiezza di mercato e tensione nei bond
Tuttavia, le azioni al di fuori delle “magnifiche sette” e dei principali produttori di chip hanno ancora bisogno di un ulteriore impulso dagli utili. L’ampiezza di mercato si sta restringendo: secondo Morgan Stanley, a fine settembre solo circa il 20% delle azioni trattava sopra la media mobile a 50 giorni, rispetto al 70% dell’estate.
Oltre alle large cap, molti titoli sono entrati in bear market. Tra le 504 componenti dell’S&P 500, quasi il 38% è sceso del 20% o più dai massimi a 52 settimane. Tra i maggiori cali (almeno -50%) figurano CoStar (CSGP.US), Applovin (APP.US), Boston Scientific (BSX.US), Oracle (ORCL.US) e Coinbase (COIN.US).
A livello settoriale, le prospettive non sono tutte rosee. Sebbene si preveda una crescita in tutti i settori dell’S&P 500, secondo FactSet, dall’inizio di luglio le stime bottom-up di EPS sono state ridotte in otto settori, con materiali (-10,2%), beni di consumo essenziali (-4%) e sanità (-3,3%) in testa ai ribassi.
Anche con profitti aggregati robusti, l’aumento dei rendimenti obbligazionari potrebbe rovinare il rally. Il rendimento del Treasury decennale USA ha appena raggiunto il 5,36%, massimo da 24 anni e in aumento dal 4,75% di agosto. Tale rialzo riflette sia una crescita economica forte sia le persistenti pressioni inflazionistiche. L’indicatore core PCE, preferito dalla Federal Reserve, è stato del 3% in agosto. Se l’economia non entrerà in recessione, potrebbero essere necessari altri rialzi dei tassi per avvicinare l’inflazione al target del 2%.
I tassi più alti pesano su settori ad alto dividendo come utility, beni di consumo essenziali e immobiliari. Anche le banche potrebbero subire pressioni dai portafogli a reddito fisso, accumulando perdite in bilancio.
Per ora, l’aumento dei tassi non ha ancora intaccato il trading sull’AI e altri motori di crescita degli utili. Secondo Barclays, anche con un aumento di 1 punto percentuale dei tassi, il mercato potrebbe restare indifferente. “Se gli utili crescono del 30% e i tassi reali salgono di 100 punti base, la crescita degli utili (se non già scontata) rimane dominante. Il mercato se ne rende conto – ecco perché le azioni reggono e continuano a non scendere”, spiegano gli analisti.
Banche e valutazioni alla prova: le azioni USA a fine anno devono superare tre ostacoli
Gli investitori dovrebbero osservare da vicino i report delle banche in uscita la prossima settimana, per capire come i tassi più alti influenzino prestiti, M&A e piani di IPO. J.P. Morgan, Goldman Sachs, Citigroup e Wells Fargo pubblicheranno i risultati il 13 ottobre.
Gli utili metteranno alla prova anche le valutazioni elevate del mercato. Sebbene il rapporto P/E forward dell’S&P 500 sia sceso a circa 19, Bank of America osserva che 17 delle sue 20 metriche di valutazione definiscono l’indice “costoso”, indicando un rendimento annualizzato a dieci anni del -3%.
Per quanto riguarda l’allocazione di breve periodo, Bank of America privilegia – tramite i suoi modelli momentum e value – energia, tecnologia e servizi di comunicazione. Jefferies preferisce invece i settori con miglioramento degli utili e “sostegno macro”, individuando favoriti in finanza, sanità, tecnologia e materiali.
La prosecuzione del rally USA verso fine anno richiede che convergano più fattori: le grandi Tech, le banche e gli altri player chiave devono battere le attese di Wall Street; i rendimenti obbligazionari devono stabilizzarsi; il prezzo del petrolio dovrebbe scendere, meglio ancora restare ben sotto i 100 dollari al barile con l’aiuto di un accordo di pace con l’Iran.
Se tutte queste condizioni saranno soddisfatte, i mercati azionari USA potrebbero vivere un finale d’anno molto positivo.
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