Il prezzo dell'oro fatica a rimbalzare, la correlazione tradizionale si inverte: tendenza ribassista nel breve termine ma positiva nel lungo periodo
Il prezzo dell'oro si trova attualmente sopra una zona di supporto chiave, un ambiente che normalmente favorirebbe una rapida ascesa del metallo prezioso. Il rendimento reale statunitense è diminuito sensibilmente (pur restando su livelli elevati), il dollaro si è leggermente indebolito, e la Federal Reserve
Federal Reserve: "Tante parole, pochi fatti", la posizione hawkish suscita dubbi tra gli investitori
Nonostante i risultati finanziari di Microsoft e Alphabet abbiano catalizzato l’attenzione dei mercati azionari, il fulcro della giornata di mercoledì 28 ottobre, per le altre asset class, è stata la decisione sui tassi d’interesse della Federal Reserve. La Fed ha votato con 10 voti favorevoli e 2 contrari per mantenere invariati i tassi, come previsto. Si attendeva una “pausa hawkish”, con Kevin Warsh che avrebbe potuto impostare la linea per un rialzo a dicembre. Tuttavia, Warsh non ha fornito una guidance chiara, e le sue dichiarazioni, in un contesto di pressioni inflazionistiche ancora forti, hanno sollevato non pochi dubbi.
Warsh ha riconosciuto un’inflazione troppo alta, una crescita economica robusta e una rapida espansione degli investimenti aziendali; eppure continua a basare la fiducia nell’efficacia delle politiche della Fed sul miglioramento delle aspettative di inflazione e sugli indicatori di compensazione dell’inflazione basati sul mercato. Dopo più di cinque anni di inflazione sopra il target, affidarsi tanto alle “aspettative” sembra rischioso; inoltre, gli indicatori di mercato possono essere distorti da anni di acquisti di asset da parte della banca centrale e altre forme di intervento. Warsh sottolinea anche che il rafforzamento delle condizioni finanziarie rappresenta una prova dell’efficacia della politica monetaria. Una tesi plausibile, ma i nostri indicatori proxy dell’indice di impulso delle condizioni finanziarie della Federal Reserve mostrano che negli ultimi mesi la condizione è solo “meno accomodante”, ma non realmente restrittiva: l’indice, a -0,690, si trova ancora stabilmente nella zona di allentamento.
Nel complesso, la conferenza stampa ha dato l’idea di una “vecchia” Fed con un nuovo presidente, che si limita a ribadire il futuro impegno per riportare l’inflazione al target, senza veri passi concreti. La decisione di ridurre il numero di riunioni di politica monetaria annuali dal 2027 non contribuisce a dissipare queste preoccupazioni, anzi, allunga l’intervallo tra le vere decisioni sui tassi. Ciò si adatta peraltro all’idea di Warsh di far sì che il mercato assolva parte del compito della Fed, ma a condizione che i funzionari non continuino, come prima di questa riunione, a influenzare ripetutamente le aspettative di mercato.
La reazione dei mercati alla conferenza stampa di Warsh mostra che non sono pochi coloro che dubitano della reale volontà della banca centrale di ripristinare la stabilità dei prezzi. I rendimenti dei Treasury a 2 anni sono scesi sensibilmente, la curva dei rendimenti tra 2 anni e 10 anni si è accentuata e il dollaro si è indebolito.
Continua la confusione nei messaggi della Federal Reserve
Dopo il rialzo di settembre, il mercato aveva fortemente scommesso su un altro rialzo ad ottobre, per poi vedere numerosi funzionari intervenire per moderare queste aspettative.
Il presidente della Fed di New York, John Williams, è tornato a mostrare un atteggiamento da colomba, dichiarando che non vi è urgenza di un nuovo rialzo; il governatore Christopher Waller, invece, ha lasciato intendere la possibilità di rialzi non ad ogni riunione, preparando così il terreno per un ritmo diverso. Questo ha trasformato i dati di CPI e PPI di settembre, che avrebbero dovuto rafforzare le aspettative del mercato, in indicatori praticamente inutili per la valutazione delle decisioni della Fed, accrescendo le perplessità sulla coerenza della banca centrale tra parole e fatti.
La logica tradizionale dell’oro si inverte: ora sale e scende insieme a Treasury e dollaro
Per capire cosa stia alla base, notiamo che oggi è il 29 ottobre e i flussi di fine mese possono avere un ruolo. Alcune fonti suggeriscono che l’oro venga venduto per coprire le perdite in altre asset class, inclusi posizioni corte sui Treasury e titoli tech sotto pressione a inizio mese. Considerato che il metallo prezioso è storicamente influenzato dalle condizioni di liquidità generale, si può ipotizzare che la temporanea scarsità di liquidità in dollari abbia ostacolato un rimbalzo più robusto dell’oro.
Analisi tecnica ribassista: supporti e resistenze chiave
Questa settimana il prezzo dell’oro ha nuovamente attirato acquisti sotto i 4000 dollari, ma resta presto per fare paragoni con i rally di inizio anno o quello di agosto. Il rimbalzo si è fermato a 4066,57 dollari (minimo del 7 ottobre), ora resistenza principale; al ribasso, resta centrale l’area critica dei 4000 dollari per oncia.
Il quadro tecnico rimane visibilmente ribassista: il prezzo è intrappolato in un trend discendente sotto le medie mobili di medio e lungo periodo, tutte inclinate al ribasso. Anche gli indicatori oscillatori favoriscono le posizioni short: l’RSI (14) resta sotto il livello neutrale di 50 e mostra segnali di inversione, il MACD si trova al di sotto della linea del segnale e in territorio negativo. Per sperare in un rialzo sostenuto, il prezzo dovrebbe prima superare e mantenere la quota di 4066,57 dollari, oltrepassando inoltre la piccola trendline ribassista disegnata dai massimi di inizio settembre. In tal caso, l’oro potrebbe puntare a 4235,30 dollari, una resistenza che era precedentemente un supporto e che ha visto numerose vendite al test sopra i 4200 sia a settembre che ottobre. Poco interesse, al momento, anche per la media mobile semplice a 100 giorni, che si trova più o meno nella stessa area.
Lo scenario ribassista rende sempre più rilevante la fascia di supporto tra 4000 e 3942,55 dollari. Una rottura di questa zona proietterebbe i prezzi verso i target di 3950, 3791 e 3700 dollari. Tuttavia, dal punto di vista fondamentale, se la Fed vuole veramente creare questo scenario, il futuro dell’oro e di altri asset “rari” resta positivo nel lungo periodo, anche se il quadro tecnico suggerisce prudenza a breve termine.
Conclusioni
La Federal Reserve promette ma non mantiene, alimentando dubbi sulla reale lotta all’inflazione; la correlazione tra oro e “rivali” storici come Treasury e dollaro sembra più un fenomeno di liquidità di fine mese che una nuova norma di mercato. Il breve periodo si presenta debole tecnicamente, ma se davvero la Fed intende progettare un mondo così, la logica di investimento a lungo termine sugli asset rari resta valida.
Editor responsabile: Zhu Henan
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