Il rapporto oro-argento supera 76! L’oro fatica a tenere il supporto dei 4000, mentre l’argento subisce doppia pressione dalle scorte e dai capitali
Il prezzo dell’oro ha mantenuto il livello chiave di supporto intorno ai 4000 dollari per oncia, mentre il prezzo dell’argento è sceso ai minimi da inizio anno. Gli analisti di Metals Focus hanno dichiarato giovedì che l’argento potrebbe affrontare ulteriori pressioni di vendita, poiché una domanda di investimento debole e una liquidità migliorata sul mercato spot esercitano pressioni sui prezzi.
Secondo quanto riportato da Finance Intelligente APP, un rapporto di ricerca pubblicato di recente da Metals Focus, un'organizzazione indipendente di consulenza sui metalli preziosi con sede a Londra, mostra che oro e argento subiscono entrambi una forte pressione di vendita a causa dell'elevata pressione dei tassi d'interesse e dell'aumento dei rendimenti dei titoli di Stato statunitensi. Tuttavia, l'argento deve affrontare anche ulteriori ostacoli legati alla riduzione della domanda di investimento e all'aumento delle scorte fisiche disponibili, il che potrebbe portare l'argento a sottoperformare ulteriormente rispetto all'oro.
Gli analisti di Metals Focus sottolineano nel rapporto che, con il mercato fisico in indebolimento, il prezzo dell'argento rispetto all'oro potrebbe continuare a indebolirsi ulteriormente. L'oro ha mantenuto il livello chiave di supporto di circa 4000 dollari l'oncia, mentre l'argento è già sceso ai minimi annuali. Gli analisti di Metals Focus hanno dichiarato giovedì che la domanda di investimento in diminuzione e il miglioramento della liquidità del mercato fisico stanno comprimendo i prezzi, e l'argento potrebbe affrontare pressioni di vendita aggiuntive.
Nell’ultimo rapporto sui metalli preziosi, Metals Focus evidenzia come la performance dell’argento, inferiore rispetto all’oro, abbia portato il gold-silver ratio a salire per la prima volta dallo scorso dicembre a quota 76, superando temporaneamente tale livello e posizionandosi quindi al di sopra del range 60–70 visto per gran parte dell’estate. Sebbene questo rapporto sia ancora inferiore alla media di 82 registrata tra il 2020 e il 2025, gli analisti dell'istituto ritengono che, data la permanenza di ostacoli significativi per l'argento, il gold-silver ratio abbia ancora spazio per ulteriori rialzi.
Il rapporto afferma che gli acquisti di oro da parte delle banche centrali e l’allocazione di investitori a lungo termine per proteggersi dalle incertezze geopolitiche e macroeconomiche hanno contribuito a sostenere il prezzo dell’oro; al contrario, l’argento è maggiormente influenzato dalla domanda industriale e dai flussi di capitale di investitori speculativi.
Metals Focus sottolinea che le gravi restrizioni di liquidità che avevano portato l'argento a raggiungere nuovi massimi storici tra il 2025 e l'inizio del 2026, si sono di fatto attenuate. L’organizzazione segnala che, a fine settembre, le scorte d’argento nei caveau di Londra sono salite a 932 milioni di once, il livello più alto degli ultimi quattro anni circa.
Gli analisti affermano che, ancor più importante, le scorte disponibili (al netto dei metalli detenuti dagli ETF con copertura fisica) sono aumentate a 267 milioni di once, quasi il doppio del minimo toccato nell’ottobre 2025.
Giovedì, i dati sul PIL statunitense più forti delle attese e il dato di inflazione core PCE, il preferito dalla Fed, ancora vicino ai massimi degli ultimi anni, hanno rafforzato le previsioni di ulteriori rialzi dei tassi negli Stati Uniti e dei rendimenti dei Treasury a 10 anni, con conseguente discesa dei future su oro e argento.
Tadeu Dos Santos, analista senior di Infinox, ha scritto in un rapporto: “Il mercato continua a prezzare un rialzo a dicembre e ulteriori strette dopo fine anno, il che sostiene i rendimenti e mette pressione sull’oro.” Ha aggiunto inoltre: “Il prezzo elevato del petrolio continua ad alimentare l’inflazione, il che potrebbe rafforzare ulteriormente la politica monetaria restrittiva.”
L'oro mantiene i 4000 dollari, ma la fiducia sul fondo resta debole: le aspettative di rialzo Fed limitano lo spazio di rimbalzo
Gli acquisti globali da parte delle banche centrali e le allocazioni di lungo termine per scopi di copertura forniscono all’oro una base di domanda più solida rispetto all’argento. Tuttavia, le opinioni caute della Private Bank di J.P. Morgan e del desk vendite metalli preziosi di UBS indicano che gli acquisti vicino ai 4000 dollari non sono sufficienti a dimostrare che il prezzo dell’oro abbia finito di correggere. Ciò che manca ora sul mercato è una prospettiva chiara di picco dei tassi e una spinta sostenuta dall’aumento di posizioni degli investitori finanziari.
Nei dati più recenti, l’oro ha mostrato questa dinamica di “presenza di acquisti ma rimbalzo debole”: il 22 ottobre il prezzo è caduto bruscamente, il 23 ottobre l’oro spot ha rotto al ribasso i 4000 dollari, segnando un minimo a tre mesi; successivamente vi è stato un rimbalzo, ma il 29 ottobre i future COMEX Gold di novembre sono comunque scesi dello 0,5% a 4017,70 dollari l’oncia, mentre la sessione asiatica di venerdì 30 ottobre ha visto l’oro spot scendere nuovamente sotto i 4000 dollari, oscillando tra 4004 e 4005 dollari. Lo stesso giorno, i future in scadenza a novembre sull’argento sono calati del 2,4% a 52,191 dollari, toccando la chiusura più bassa dal 25 novembre 2025. L’oro difende a fatica la soglia chiave, mentre l’argento continua a scendere cercando nuovi supporti.

I vincoli macro non sono scomparsi con la sospensione dei rialzi della Fed. Il 28 ottobre, la Federal Reserve ha mantenuto il tasso d’interesse tra il 3,75% e il 4%; subito dopo, il PIL reale USA del terzo trimestre è cresciuto annualizzato del 3,4%, sopra il 2,2% del secondo trimestre. La resilienza dell’economia, sommata all’inflazione energetica, mantiene viva la speculazione su ulteriori strette a dicembre e oltre. Per l’oro, la domanda di copertura contro rischi e inflazione generata dal rialzo del petrolio può essere parzialmente compensata da tassi più elevati, un dollaro più forte e costi di finanziamento più alti per il mantenimento delle posizioni; in particolare, quando la stretta monetaria spinge il rendimento reale e la curva dei Treasury sopra i 10 anni, l’oro – che non offre cedole – perde di attrattiva.
La posizione prudente di Yuxuan Tang, Head of Asia Rates & FX Strategy di J.P. Morgan Private Bank, si basa sull’idea che il picco dei tassi d’interesse non sia ancora chiaro. Secondo lui, la Fed alzerà ancora i tassi a dicembre e nel primo trimestre 2027, con il rendimento decennale dei Treasury che potrebbe raggiungere il 5,25–5,5% a metà 2027. Per questo ritiene che il fondo dell’oro non sia ancora definito e che il supporto tecnico sotto i 4000 dollari sia debole. Per J.P. Morgan non è necessario aspettare l’ultimo rialzo per acquistare oro, ma la logica di una posizione tattica resta: finché il mercato aggiorna al rialzo il rendimento di picco e ne posticipa la tempistica, il rimbalzo dell’oro facilmente incontrerà nuove pressioni di costo opportunità.
UBS Precious Metals Desk motiva la difficoltà del rimbalzo anche in base ai flussi di capitale: l’avvicinarsi della fine dell’anno induce molti clienti a preservare i guadagni e riduce la propensione al rischio; nel frattempo, gli acquisti fisici di oro da parte delle banche centrali globali (Cina inclusa) continuano a sostenere il mercato. Jason Perl, senior technical analyst di UBS, pur virando in senso rialzista, indica che solo il superamento dei 4082,80 dollari aprirebbe spazio per arrivare a 4400 dollari; i livelli tecnici inferiori si trovano a 3975,75, 3923,24 e 3870,74 dollari.
L’argento ha perso il “premium di scarsità”? Doppia pressione da scorte in risalita e ritiro dei capitali
L’argento non affronta solo la discesa assieme all’oro, ma anche il venir meno della tensione sul mercato fisico che aveva precedentemente supportato i prezzi. Metals Focus rileva che alla fine di settembre le scorte nei caveau di Londra hanno raggiunto 932 milioni di once, massimo degli ultimi quattro anni; i dati ufficiali LBMA parlano di 28.985 tonnellate, +1,95% mese su mese, coerentemente con tale volume. Ancora più rilevante, secondo Metals Focus, le scorte disponibili escludendo quelle ETF con supporto fisico sono salite a circa 267 milioni di once, quasi il doppio rispetto ai minimi dell’ottobre 2025.
Il “miglioramento della liquidità di mercato fisica” qui citato sta a significare che i metalli destinati a trading, prestito o consegna sono più facilmente reperibili, ma ciò non implica che il contesto di finanziamento sia divenuto più permissivo. Con gli ETF in dismissione e lo stock che torna verso il mercato, anche a fronte di un’offerta mineraria non in sensibile crescita, la disponibilità marginale può aumentare, riducendo il premium di prezzo generato dalla scarsità spot e dalle situazioni di squeeze. Le scorte escluse dagli ETF possono ancora includere metallo detenuto da altri investitori di lungo periodo e non tutto è immediatamente in vendita, ma la direzione indica effettivamente una tensione inferiore sul lato dell’offerta.
Il calo della domanda di investimento rafforza questo processo. Il report Metals Focus prevede che, da inizio anno, le posizioni sui prodotti ETP (Exchange Traded Product) in argento con copertura fisica siano diminuite di circa 60 milioni di once. Il deflusso di capitali non solo indebolisce la domanda finanziaria, ma può anche riportare sul mercato metallo precedentemente detenuto. Nel contempo, prezzi elevati spingono i clienti industriali a usare meno argento per unità di prodotto o a ricorrere a materiali alternativi, fenomeno particolarmente visibile nel settore fotovoltaico. Metals Focus prevede che il gap tra domanda e offerta per l’argento si ridurrà ulteriormente quest’anno e che si possa passare in surplus nel 2027.
Perciò, il gold-silver ratio che ha superato 76 riflette meglio delle semplici fluttuazioni del prezzo dell’argento le tendenze attuali: di fronte alla pressione comune dei tassi, gli investitori sono più disposti a pagare un premium per le caratteristiche monetarie dell’oro e la domanda delle banche centrali, mentre l’argento resta influenzato da domanda industriale, flussi speculativi e dinamiche di scorte fisiche. La media del rapporto visto tra il 2020 e il 2025 (circa 82) serve solo da riferimento storico e non va intesa come destinazione obbligata; che il rapporto salga ancora è perfettamente possibile, specie in una fase di calo concomitante di oro e argento, con il secondo che soffre di più.
Secondo il team analisti di Metals Focus, l’oro gode di un vantaggio difensivo relativo ma un’inversione di tendenza strutturale richiede aspettative di tasso in calo e miglioramento dei flussi. L’argento dovrà invece attendere un ritorno della domanda di investimento e un allentamento della pressione da scorte per vedere un rimbalzo più sostenibile. Considerare l’argento soltanto “più economico perché più sceso” rispetto all’oro rischia di far trascurare la progressiva divergenza nelle rispettive strutture di domanda.
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