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La produzione delle fabbriche britanniche registra la crescita più forte degli ultimi due anni! La pressione sui costi aumenta di nuovo, la Banca d’Inghilterra rafforza ulteriormente il percorso di aumento dei tassi questa settimana

La produzione delle fabbriche britanniche registra la crescita più forte degli ultimi due anni! La pressione sui costi aumenta di nuovo, la Banca d’Inghilterra rafforza ulteriormente il percorso di aumento dei tassi questa settimana

智通财经智通财经2026/11/02 11:15
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Per:智通财经

Gli ordini e la produzione nel Regno Unito stanno accelerando la ripresa, ma l'aumento dei costi di input e il blocco delle assunzioni significano che il miglioramento della domanda non si sta ancora traducendo fluidamente in profitti aziendali e crescita dell'occupazione.

Secondo quanto riportato da Finanza Intelligente APP, il rapporto PMI manifatturiero del Regno Unito per ottobre ha inviato un segnale relativamente importante sia per il mercato azionario che obbligazionario e valutario: gli ordini e la produzione nel Regno Unito stanno accelerando la ripresa, ma l'aumento dei costi di input e il reclutamento stagnante significano che il miglioramento della domanda non si sta ancora traducendo in modo fluido in una crescita dei profitti e dell'occupazione aziendale. Con l’inflazione che torna a crescere nel Regno Unito e nell’Eurozona e la Federal Reserve che mantiene ancora lo spazio per ulteriori rialzi dei tassi, il mercato deve valutare contemporaneamente due forze: il sostegno della resilienza economica ai ricavi delle imprese e il vincolo dei costi e dei tassi sui profitti, i flussi di cassa e le valutazioni.

Il settore manifatturiero britannico entra nel quarto trimestre con uno slancio di crescita più forte. L'indice PMI manifatturiero di ottobre è salito da 51,9 di settembre a 52,8, toccando il massimo degli ultimi cinque mesi, in linea con il valore preliminare; la componente della produzione manifatturiera britannica è salita da 51,5 a 53,6, il livello più alto da settembre 2024. Rispetto all’indice PMI composito, la componente della produzione riflette più direttamente la variazione dell’attività produttiva nel mese, e il suo aumento di 2,1 punti percentuali basta a dimostrare che l’espansione produttiva delle imprese sta accelerando in modo netto.

Ripresa degli ordini, ma assunzioni ferme: la ripresa manifatturiera britannica affronta la prova dei costi

Anche la domanda sostiene questo miglioramento accelerato del PMI manifatturiero: la crescita dei nuovi ordini ha raggiunto il livello più rapido da luglio, con domanda nazionale e internazionale in miglioramento simultaneo, le nuove fonti di ordini comprendono la Cina continentale, l’UE e gli Stati Uniti. Anche le aspettative delle imprese sulla produzione futura hanno segnato il miglioramento più consistente da novembre 2025.

I dati ufficiali mostrano che, nei dodici mesi fino ad agosto, la produzione manifatturiera britannica è aumentata del 3,0%, la crescita più rapida da marzo 2024. L’indagine e i dati sulla produzione reale si confermano reciprocamente, rafforzando la credibilità della ripresa del settore manifatturiero.

Tuttavia, la situazione gestionale delle imprese mostra una marcata divergenza: a ottobre la crescita dei costi di input ha raggiunto il livello più alto da giugno, ed è anche uno dei livelli più elevati dall’esplosione dell’inflazione britannica nel 2022; la crescita dell’occupazione manifatturiera si è invece fermata dopo sei mesi consecutivi di espansione, in particolare le piccole e medie imprese manifatturiere sono state penalizzate dall’aumento dei costi del lavoro e delle materie prime. Ciò significa che le aziende, pur potendo ottenere più ordini, potrebbero non essere disposte ad aumentare simultaneamente i costi fissi del personale. Dal punto di vista gestionale, privilegiare l’utilizzo del personale e delle capacità produttive esistenti per evadere gli ordini può sostenere la produzione a breve termine, ma se i costi continuano a salire, le aziende dovranno infine scegliere tra aumenti di prezzo, compressione dei profitti o rallentamento dell’espansione.

I dati ufficiali sui prezzi alla produzione confermano ulteriormente questa pressione: a settembre i prezzi di input manifatturieri sono aumentati dell’8,3% su base annua, rispetto al 6,7% di agosto; i prezzi di fabbrica sono cresciuti del 4,6%, rispetto al precedente 3,8%, segnando l’aumento più rapido da aprile 2023. Entrambi gli indicatori mostrano che la pressione sui costi si è già trasmessa dai processi produttivi ai prezzi, e la capacità di migliorare la redditività dipenderà dal potere di pricing, dall’efficienza produttiva e dalla velocità di trasferimento dei costi.

L’attuale indagine PMI si è svolta tra il 12 e il 27 ottobre, quindi prima della presentazione del primo bilancio da parte del cancelliere John Healey: il miglioramento della congiuntura manifatturiera non può dunque essere attribuito alle misure di bilancio. Il bilancio ha di fatto evitato un aumento generalizzato delle imposte sulle imprese, ma ha annunciato un aumento del salario minimo del 3,9% previsto per il prossimo anno, il cui impatto sarà più evidente nell’organizzazione del personale, nei margini di profitto e negli adeguamenti dei prezzi delle imprese ad alta intensità di lavoro.

L'inflazione torna a fare pressione: la finestra per ulteriori rialzi dei tassi nel Regno Unito si avvicina mentre Stati Uniti ed Europa temporeggiano ma restano pronti a intervenire

La pressione sulla Bank of England si è ormai estesa dai costi manifatturieri ai prezzi al consumo. A settembre il CPI britannico è salito su base annua al 3,5%, rispetto al 3,1% di agosto; il CPI core è passato dal 2,6% al 2,8%, mentre l’inflazione dei servizi è salita dal 3,4% al 3,7%. I carburanti per veicoli a motore sono stati il principale motore dell’accelerazione generale dell’inflazione, ma l’aumento simultaneo dei prezzi core e dei servizi rende più difficile per la banca centrale considerare tutte le pressioni come semplici disturbi temporanei dovuti all’energia.

Secondo il sondaggio tra economisti pubblicato da Reuters il 2 novembre e le prospettive di politica monetaria della Bank of England, gli economisti si aspettano che la banca centrale innalzi il tasso di riferimento di 25 punti base il 5 novembre, portando il tasso di politica monetaria dal 3,75% al 4%, che sarebbe il primo rialzo dal mese di agosto 2023. Tuttavia, il percorso successivo è oggetto di notevoli divergenze: i mercati finanziari scommettono su altri tre o quattro aumenti di 25 punti base ciascuno entro il 2027, portando i tassi al 4,75%–5%; gli economisti intervistati non hanno invece raggiunto un consenso su ulteriori rialzi dopo novembre. Pertanto, la Bank of England potrebbe decidere di agire questa settimana, ma allo stesso tempo limiterà le aspettative del mercato verso una serie di rialzi consecutivi.

La ripresa manifatturiera britannica rafforza le basi concrete per ulteriori aumenti dei tassi: la domanda resta resiliente e le imprese saranno più propense a trasferire i costi alla clientela. Tuttavia, lo stallo delle assunzioni indica che la capacità delle imprese di sostenere tali costi non è illimitata. L’obiettivo della politica monetaria è prevenire la trasformazione dell’aumento dei prezzi dell’energia e delle materie prime in una spirale al rialzo di salari, prezzi dei servizi e aspettative d’inflazione; se i costi elevati avranno già effetto evidente su assunzioni e consumi, il costo di un'ulteriore stretta monetaria sulla crescita aumenterà anch’esso.

I dati statistici più recenti indicano che l’Eurozona affronta vincoli simili. Al 2 novembre, gli ultimi dati disponibili di settembre evidenziano che l’inflazione generale è passata dal 3,2% al 3,8%, l’inflazione energetica dal 14,3% al 18,9%; l’inflazione core è salita leggermente dal 2,4% al 2,5%, e l’inflazione dei servizi dal 3,0% al 3,2%. Questa struttura mostra che l’energia resta la principale forza trainante, mentre la pressione dei prezzi più diffusi varia in modo relativamente moderato.

La Banca Centrale Europea il 29 ottobre ha mantenuto il tasso sui depositi invariato al 2,50%, sottolineando che gli shock energetici potrebbero alimentare l’inflazione e indebolire la crescita, ma ha anche ammesso che le condizioni finanziarie più restrittive stanno già avendo un impatto sull’economia. Il 2 novembre, il membro del Consiglio direttivo Kazimir ha dichiarato che il mercato potrebbe sottovalutare l’entità della stretta ancora necessaria; attualmente, i trader nei mercati dei futures sui tassi d’interesse si aspettano due o tre rialzi della BCE nel prossimo anno. Questo mostra che il rischio di ulteriori aumenti esiste, ma non rappresenta ancora un impegno collettivo della BCE su un percorso preciso.

Anche la Federal Reserve si trova nella fase di osservazione e lotta continua contro l’inflazione. Il 28 ottobre il range obiettivo per i tassi sui Federal funds è stato mantenuto al 3,75%–4,00%, con due membri che hanno proposto un rialzo di 25 punti base; subito dopo sono stati pubblicati i dati PCE di settembre che indicano un’inflazione annua al 3,6% e un PCE core al 3,1%, entrambi chiaramente superiori al target del 2%. Waller ha sottolineato la necessità di prevenire il diffondersi degli aumenti dei prezzi dell’energia, ma ha anche evidenziato come un miglioramento della produttività possa portare a una crescita più rapida senza provocare surriscaldamento dell’economia, senza impegnarsi su azioni di politica per dicembre. Al 30 ottobre, le scommesse del mercato su un rialzo dei tassi a dicembre erano leggermente calate, ma una stretta rimane più attesa rispetto al mantenimento invariato dei tassi.

I tre principali istituti centrali si trovano così di fronte a una difficoltà comune: la domanda non mostra un rallentamento marcato, ma l’inflazione non è ancora tornata stabilmente agli obiettivi; nel frattempo, imprese e famiglie stanno già pagando gli elevati costi di finanziamento. Questa settimana il Regno Unito potrebbe agire, mentre Federal Reserve e BCE continuano a monitorare i dati: la differenza nei ritmi della politica rappresenterà un importante motore per tassi di cambio e curve dei rendimenti.

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